Perri: «Ricandidarmi? Chiedetemelo tra due anni!»

+ 12
+ 14




«Sono a metà percorso e già mi chiedono se farò la prossima gara!». Oreste Perri, sindaco di Cremona e sportivo da sempre,  commenta così, con una battuta, le voci secondo cui sarebbe pronto a ricandidarsi per la prossima tornata amministrativa.  «In realtà nessuno mi ha chiesto nulla rispetto a una mia possibile ricandidatura: anch’io ho letto questa notizia sulla stampa locale, e la cosa mi ha stupito non poco. Non vorrei essere oggetto di strumentalizzazioni, né vorrei che si iniziasse a fare campagna elettorale ora, a due anni e mezzo dalla fine del mandato. Non voglio neppure che la mia possibile ricandidatura diventi il gossip mediatico dei prossimi due anni. Chiedo quindi a tutti di lasciarmi lavorare e di portare a termine quello che sto facendo con la serenità che mi è necessaria».

 Ma lei cosa risponderebbe a chi si chiedesse se l’ipotesi della sua ricandidatura abbia un fondamento?

«Che in questo momento non ci penso proprio. Nessun atleta può permettersi, a metà di una gara, di pensare a quella successiva: farebbe male quella attuale. Lo stesso vale per me. Abbiamo tanti progetti in campo, che dobbiamo portare avanti. Se pensassi ora alle prossime elezioni agirei come la vecchia politica, quella che invece di portare avanti il proprio programma si occupava di raccogliere consensi elettorali in vista delle elezioni successive».

 Mi sembra di capire che ancora non ha le idee chiare sul suo futuro…

«Al contrario. La mia idea è portare a termine il mio programma e tutti i progetti che stiamo approntando. Sarà solo alla fine di questo mandato che potrò decidere cosa fare. Saranno diverse le variabili: allora avrò 63 anni, e dovrò vedere se avrò ancora benzina in corpo per fare qualcosa; anche la salute, naturalmente, avrà il suo peso. Non posso però saperlo ora. Adesso posso solo dire che sto portando avanti volentieri il mio mandato di sindaco, e il mio senso del dovere nei confronti degli altri e di me stesso mi porta a lavorare sodo. Ho degli obiettivi e li voglio raggiungere, perché se molti passi avanti sono già stati fatti, molti sono anche quelli ancora da fare. Spero di arrivare a mettere in cantiere tutto quello che ci eravamo prefissati. Abbiamo scadenze molto pressanti, in questi due anni: dopo l’apertura del museo del violino ci saranno da completare i lavori di eliminazione dei passaggi a livello e quelli di via Dante entro il 2014, ossia entro la fine del mandato; poi voglio riaprire via Lungastretta, realizzare la pista ciclabile del Boschetto – che partirà a breve – costruire la barriera anti-rumore per il quartiere Zaist… e tante altre cose».

 Il suo lavoro, in questi due anni e mezzo, è stato spesso criticato. Questo la scoraggia?

«Ho fatto delle scelte senza paura di andare controcorrente, come è accaduto nella vicenda delle nomine. Non sono gli uomini che vanno cambiati, ma la mentalità nell’amministrare la cosa pubblica, ed è questo che avevo in mente quando ho preso determinate decisioni, anche andando contro tutti. Come è accaduto a livello nazionale, dove la politica si è messa a disposizione del Governo tecnico e i partiti stanno affrontando assieme la crisi, vorrei che anche a livello locale passasse questa mentalità. Il sindaco appartiene alla città e ai cittadini, non ai partiti. Sono sicuro che anche i miei colleghi sindaci in altri comuni la pensino allo stesso modo: quando devi fare delle scelte ti metti al servizio delle persone. Tenere assieme il meccanismo tra politica e struttura tecnica non è semplice. Ritengo che debbano essere i partiti per primi a dover favorire l’azione amministrativa: chi lavora in un’amministrazione deve rendersi conto che le poltrone servono per mettersi a servizio della gente e non per stare seduti comodi. E’ un punto di partenza e non di arrivo”.

 Una piccola provocazione: le piace fare il sindaco? Se la risposta è affermativa, perché allora non ricandidarsi?

«In questi mesi sto prendendo maggior coscienza del meccanismo della macchina amministrativa. Quando ho iniziato non ne sapevo nulla, perché fino a quel momento avevo competenze molto diverse. Per questo motivo ho pagato uno scotto piuttosto alto, all’inizio. Poi le vittorie sono arrivate, ma solo perché ho superato le sconfitte e da esse ho tratto insegnamento. Il percorso è stato difficile e anche bello, non lo nego. Ma come ho detto all’inizio non posso parlare ora di candidature. Se me lo chiedono oggi, rispondo che non penso di ricandidarmi, perché se ci pensassi rischierei di non continuare a correre velocemente come sto facendo ora. Me lo chiedano quando mancheranno tre mesi al termine del mandato: allora, forse, avrò una risposta».

 di Laura Bosio

Segnala questo articolo su


Commenti (0)Add Comment

Scrivi commento
piccolo | grande

security code
Scrivi i caratteri mostrati


busy