Ci sarebbe da lavorare per almeno trent’anni

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Di nuovo, lo spread? Pensavamo di esserci liberati da questa parola, che ha imperversato per mesi sui giornali, in TV, e anche nelle chiacchiere da bar. Pensavamo di aver messo un po’ a tacere le ansie da Borsa, i timori di default, lo spettro greco. Invece… Ho letto qualche commento: la sfiducia domina ancora, Spagna e Olanda hanno tirato un po’ il freno sugli impegni di bilancio assunti, la Grecia ha cambiato il calendario delle privatizzazioni. Se il risparmio dei Paesi europei messi meglio non arriva in periferia sotto forma di investimenti produttivi, i Paesi deboli rimarranno tali, e i mercati cominceranno di nuovo a dubitare della sostenibilità dell’euro. Il ministro Passera lo ha detto chiaro e tondo: nel 2012 sarà recessione, in Italia; occorre uno sprint alle riforme. Altri incalzano: il Parlamento ne rallenta l’iter … a questo punto dico: alt, fermiamoci. Onore a Monti ed al suo governo per quello che hanno fatto e che stanno facendo per evitarci l’abisso, ma attenzione a insistere troppo nel trattare partiti e Parlamento come ostacoli e non come possibili, imprescindibili risorse di tutti noi.

È vero, il premier ha precisato il suo pensiero, ha detto di non voler strigliare i partiti, e che era stato travisato (anche lui …). Perché la corda, se tirata troppo, rischia di spezzarsi. Attenzione a scadere nel facile populismo di chi irride alle forme della democrazia. Magari i Parlamenti – il nostro e quello degli altri Paesi – sono in difficoltà con le dure riforme prospettate, perché riservano uno strapuntino, se non proprio una poltrona di prima fila, alle esigenze ed alle condizioni delle comunità che rappresentano. Magari vedono, anche se non hanno saputo dare risposte adeguate, le gravissime difficoltà in cui versano tante e tante famiglie ed imprese italiane. Perché il punto è questo: le condizioni materiali di tanta gente. Come fare per ripartire? Non potremmo pensare a grandi opere in settori che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni: la messa in sicurezza del territorio, dei corsi d’acqua e delle spiagge, il recupero delle strutture abitative e produttive che ci sono, la cura della nostra massima ricchezza, e cioè del patrimonio artistico e culturale, dalla piccola chiesetta di campagna a Pompei? C’è da fare per almeno trent’anni. Sono sogni? Ma i sogni son desideri … Settimana prossima vediamo se riusciamo a intervistare qualche esperto.

di Daniele Tamburini

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