È vero, il premier ha precisato il suo pensiero, ha detto di non voler strigliare i partiti, e che era stato travisato (anche lui …). Perché la corda, se tirata troppo, rischia di spezzarsi. Attenzione a scadere nel facile populismo di chi irride alle forme della democrazia. Magari i Parlamenti – il nostro e quello degli altri Paesi – sono in difficoltà con le dure riforme prospettate, perché riservano uno strapuntino, se non proprio una poltrona di prima fila, alle esigenze ed alle condizioni delle comunità che rappresentano. Magari vedono, anche se non hanno saputo dare risposte adeguate, le gravissime difficoltà in cui versano tante e tante famiglie ed imprese italiane. Perché il punto è questo: le condizioni materiali di tanta gente. Come fare per ripartire? Non potremmo pensare a grandi opere in settori che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni: la messa in sicurezza del territorio, dei corsi d’acqua e delle spiagge, il recupero delle strutture abitative e produttive che ci sono, la cura della nostra massima ricchezza, e cioè del patrimonio artistico e culturale, dalla piccola chiesetta di campagna a Pompei? C’è da fare per almeno trent’anni. Sono sogni? Ma i sogni son desideri … Settimana prossima vediamo se riusciamo a intervistare qualche esperto.
di Daniele Tamburini
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