Martedi 02 Set

Senza stipendio e la pensione è ora un miraggio

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Ventimila persone solo in Lombardia – duecentomila a livello nazionale - che di punto in bianco si sono trovate senza un reddito: non più uno stipendio, ma non ancora la pensione. Sono i cosiddetti "esodati", tutti quei lavoratori che, approfittando di incentivi promossi dalle aziende, avevano accettato di andare in pensione con qualche mese di anticipo, con la prospettiva di iniziare a percepire la pensione nei primi mesi del 2012, agganciando una delle finestre pensionistiche previste prima della riforma. Con quest'ultima, infatti, per tutti costoro la data di pensionamento è slittata in avanti, per alcuni anche di anni. Una legge che li penalizza pesantemente. «Sono molte le persone che hanno scelto gli incentivi con la prospettiva di andare in pensione entro il 2012, mentre ora si vedono allungare i tempi a tempo indeterminato» spiega Mimmo Palmieri, segretario generale della Cgil di Cremona. «La cosa è di una gravità enorme, e va affrontata immediatamente. Non possiamo certo aspettare l'estate, come vorrebbe il ministro Fornero. Queste persone non possono restare in sospeso per così tanto tempo, senza un reddito».

Il problema maggiore è che la "fregatura" è arrivata da un giorno all'altro per la maggior parte di queste persone. «Viene meno il cosiddetto "meccanismo di continuità". Cosa aspetta il Governo? Come si possono lasciare tutte queste persone senza un reddito? Per mesi queste persone non percepiranno alcuno stipendio, e non è detto che tutti abbiano abbastanza soldi da parte per potersi mantenere. Tanto più che spesso queste persone hanno utilizzato l'esodo erogato dall'azienda per pagare le contribuzioni volontarie che gli permettessero di arrivare alla pensione». «Si tratta di una questione delicata» aggiunge Giuseppe Demaria, segretario provinciale della Cisl, «che non ha trovato una risposta soddisfacente nel decreto milleproroghe. Contrariamente a quanto aveva dichiarato, infatti, il Governo non ha risolto la questione. Quando presentammo il problema ci fu una risposta parziale, ma purtroppo ora sembra manchino le risorse per "coprire" il reddito di questi esodati. E' assurdo lasciare la gente in balìa degli eventi, senza neppure la protezione di adeguati ammortizzatori sociali. Senza contare che si tratta di soggetti che, a causa dell'età, non sono più appetibili per il mercato del lavoro, ed è molto difficile pensare di reimpiegarli. Per questo chiediamo al Governo, con forza, che intervenga al più presto. A questo proposito recentemente ci siamo anche recati dal prefetto, Tancredi Bruno di Clarafond, per chiedergli di porre la questione al Governo».

Abbiamo raccolto alcune testimonianze: storie di sconforto, rabbia, a volte anche disperazione. Come quella di Michele, 59 anni, operatore informatico in un'azienda milanese. «Allo scopo di ridurre il personale, la società per cui lavoravo mi ha proposto le dimissioni incentivate» racconta. «Ho così accettato un'aspettativa non retribuita di due anni, che avrei coperto grazie a una cassa mutua aziendale. Ora invece, dopo la riforma, mi trovo senza lavoro, senza pensione e senza la cassa mutua. Così ora devo vivere senza un reddito, e sono fortunato perché almeno mia moglie lavora ancora. Ho anche provato a cercare un nuovo lavoro, ma chi potrebbe mai assumere un sessantenne? ». Una storia simile è quella di Stefano, esodato volontario dalla banca. «Lavoravo a Brescia, quando ho accettato l’esodo, pagato da me con i miei contributi e quelli della banca, in attesa della pensione.

Ora vengo a scoprire che quelli che credevo miei diritti non sono più tali». Paola invece era impiegata per una cooperativa di servizi quando, da un momento all’altro, si è trovata senza lavoro. «Alla mia età sapevo che ormai non avrei più trovato lavoro, ma contavo di versare i contributi volontariamente per un paio di anni, il tempo che mi restava prima di raggiungere la pensione. Invece è arrivata questa legge, di punto in bianco, e mi sono trovata con ancora 4 anni da passare senza alcun reddito. Ho anche provato a cercare lavoro altrove, ma sono mesi che inutilmente cerco e nessuno ne vuole sapere di assumere una quasi sessantenne. Mio marito lavora, ma abbiamo tre figli che studiano e sono ancora a nostro carico. Non so come faremo a tirare avanti». C'è poi la storia di Amilcare, andato in pre-pensionamento nel 2009, con la prospettiva di prendere la pensione a gennaio 2012. «Adesso le cose sono cambiate. Mi hanno detto che non ci sono soldi, così mi trovo senza pensione e senza mobilità. E ho una figlia senza lavoro ancora a mio carico. Vorrei che dal Governo mi dicessero come potrò mantenermi in questi anni».

di Laura Bosio

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Commenti (2)Add Comment
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vergognoso
scritto da Alessandra Garanzino, aprile 01, 2012
Sono in mobilità dal 2009 con accordi di tutto e di piu, l'accordo sindacale stipulato con l'azienda nel 2008, postilla accompagnamento alla pensione e ora mi sento dire dai sindacati
Sig.ra mi spiace deve pagarsi 1 anno e 6 mesi se vuole percepire la pensione. Altimenti va nel 2022. Ma stiamo scherzando. Allora la Fornero dovrebbe obbligare le nostre aziende ad assumerci ancora fino ad arrivare ai 41 e 6 mesi.
grazie
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scritto da Giovanni Zini, aprile 02, 2012
E' una ingiustizia bella e buona!

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