Il blocco del traffico? Disagi e poca efficacia

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Nonostante il blocco domenicale del traffico, il livello di polveri sottili nell'aria ha continuato a mantenersi ben oltre la soglia consentita; si è dovuto passare dunque al sistema delle targhe alterne, secondo il quale nei giorni pari possono circolare i veicoli con numero pari e viceversa, ed è subito polemica. Evidenti, infatti, sono i disagi che questo tipo di provvedimento comporta, con la circolazione a targhe alterne dalle 9 alle 18 fino a cessazione dell'allarme. Ad alimentare le polemiche, accanto ai disagi, anche il timore che il provvedimento non si riveli neppure efficiente, o che comunque costituisca una soluzione con efficacia a breve termine, mentre mancano linee guida e piani più ad ampio raggio, che possano davvero risolvere il problema. Insomma, i disagi equivalgono i vantaggi? Pare di no, stando alle parole del Professor Michele Giugliano, del Dipartimento di Ingegneria Idraulica, ambientale, strutture viarie e rilevamento - Sezione Ambientale del Politecnico di Milano. "Le misure attuate possono avere efficacia parziale, ma solo nell'immediato. Blocchi del traffico e targhe alterne possono avere solo potenzialità modesta, perchè possono contribuire alla riduzione dell'emissione di particelle inquinanti sul territorio, ma comunque non possono nulla contro l'inquinamento proveniente dalle aree circostanti. Le iniziative regionali o comunali non possono essere sufficienti: occorrono interventi ad ampio raggio, che coinvolgano l'intera Pianura Padana". Proprio la conformazione territoriale e le condizioni metereologiche dell'area padana, infatti, fanno sì che l'emergenza si estenda all'intero territorio: "Negli anni passati, complici le condizioni metereologiche più favorevoli, ci si è illusi che gli interventi locali possano essere sufficienti, ma evidentemente non è così.

Questo perchè la Pianura Padana è caratterizzata d fenomeni di pesante stabilità, con venti sporadici e inversioni termiche che favoriscono la stratificazione dell'atmosfera. In questo modo le polveri sottili restano bloccate negli strati inferiori. E' come se avessimo a disposizione una porzione limitata di atmosfera e non potessimo usufruire delle quote più elevate". Per queste ragioni, a parità di emissioni i livelli di polveri sottili risultano più elevati nel territorio della Pianura Padana rispetto ad altre aree che presentano condizioni meterologiche più favorevoli. A tutto ciò, si aggiungono altre caratteristiche proprie del territorio: "Non bisogna dimenticare che si tratta di un'area particolarmente produttiva e ricca di allevamenti. Le città di piccole e medie dimensioni, che poi sono la maggioranza sul territorio, possono quindi ottenere solo modesti risultati da misure intraprese a livello locale". Un problema, dunque, destinato a non avere soluzione? Non se si intraprende un piano d'azione a livello nazionale, come del resto richiesto dall'Unione Europea: "L'unico modo per risolvere il problema è quello di affrontarlo a livello nazionale.

Occorrono misure ed interventi ad ampio raggio, che coinvolgano in modo uniforme l'intero territorio. Bisogna rilanciare i trasporti pubblici, implementare la realizzazione di metropolitane, potenziare il teleriscaldamento. Tutto ciò deve essere gestito da un'autorità competente; richiede un notevole investimento che i singoli Comuni non possono sostenere". Misure locali quali il blocco del traffico, tuttavia, non sono interventi intuili e senza effetti positivi: "Si tratta soluzioni che possono avere un effetto immediato di contenimento delle emissioni, ma soprattutto possono servire ad educare i cittadini a lasciare a casa l'automobile, affidandosi ai trasporti pubblici o ai mezzi ecologici. Sono misure che contribuiscono comunque a sensibilizzare la popolazione nei confronti di un serio problema". I rischi legati ad eccessivi sforamenti e ai continui superamenti delle soglie limite sono effettivi per quanto riguardo la salute della popolazione del territorio: "E' provato che livelli troppo elevati di polveri sottili nell'aria comportano un aumento della mortalità e dello sviluppo di malattie legate all'apparato respiratorio. A questo punto, è lo Stato che dovrà valutare se affrontare i costi che gravano sul sistema sanitario oppure se effettuare gli interventi necessari a risolvere o arginare il problema".

di Martina Pugno

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