Cremona bizantina

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Ddi Giovanni Borsella a qualsiasi parte la si guardi, scendendo da via Platina venendo dal centro, questa chiesa con una brutta facciata nascosta nell’anfratto che dà su piazza sant’Angelo, la chiesa di San Vitale, è addirittura di ascendenza bizantina e longobarda!

La sua dedicazione a San Vitale bizantino lascia intendere che la sua fondazione avvenne prima della conquista di Cremona nel 603 dopo 30 anni di assedio da parte del re longobardo Agilulfo, grazie a sua moglie Teodolinda baiuvara (bavarese) che gli portò in dote marinai capaci di “tagliare” i rifornimenti provenienti ai bizantini entro le mura. Teodolinda

era “ortodossa” cioè cattolica, in rapporto epistolare con Gregorio Magno!

Il “triangolo” Teodolinda-Agilulfo- San Colombano, compresa l’abbazia di Bobbio, è una pietra miliare della missione civilizzatrice della Chiesa. Quella vicenda e gli effetti artistico- culturali sono così affascinanti che… vengono trascurati persino delle scuole!

In seguito ai restauri eseguiti negli anni ’70, i cocci vennero raccolti in un “contenitore” accanto ad un’absidio la e opere murarie originali nel cortiletto attiguo all’edificio. Qui, allora, trovai alcuni mattoni con incisa la stella a cinque punte: segno evidente che i nostri progenitori erano cristiani eretici, seguaci del sacerdote Ario, perciò ariani, IV secolo: non accettavano la figliolanza divina di Cristo. La nostra Ardea Ebani, tra i maggiori esperti anche dell’Alto Medioevo, ebbe tra le mani quei mattoni.

Con Marco e Mario abbiamo rovistato tra i cocci rimasti, ma non abbiamo rinvenuto quel segno, che si ritrova alla base della torre di Longardore, sulla parete destra della chiesetta di Fontana di Pugnolo, negli embrici delle tombe longobarde rinvenute tra Bozzolo e San Martino e ad Offanengo (ora al museo di Sant’Agostino a Crema).

La loro stella a cinque punte era il segno della “gnosi”: una corrente teologica con pretesa di disporre di una conoscenza intellettuale superiore fino a dissolvere i misteri della creazione, della Redenzione mediante sistemi fantasiosi, formule magiche come già si coltivavano in conventicole pagane. La diffusione di questa eresia venne arginata dopo il concilio di Nicea (325 d.C.), che stabilì quello che proclamiamo ora nel “Credo”.

Il Merula, facendo risalire San Vitale al 646, conferma l’ascendenza longobarda, mentre non sorprende la dedicazione al bizantino San Vitale, perché i germani vincitori privavano i vinti solo del potere politico-militare; per tutto il resto erano liberi di conservare le loro consuetudini, norme, costumi.

Nel corso dei secoli la chiesetta ha subito profondi mutamenti architettonici ricordati da F. Voltini (1975) fino alla veste attuale del tardo ‘500 con frammenti di un prodigioso tessuto di affreschi .

In questa chiesetta, 500 anni fa, insegnava catechismo il giovane nobile Antonio Maria Zaccaria (abitava nel palazzo d’angolo di via Bertesi/via Platina) già laureato in medicina e filosofia, ma preoccupato soprattutto della salvezza delle anime, dopo aver rinunciato alle sue ricchezze per i poveri.

Processato dall’Inquisizione solo un paio di volte, perché la sua testimonianza cristiana era inquietante ed i processi gli facevano pubblicità! E’ il fondatore dei Barnabiti, morto a 37 anni nel 1539.

La chiesa, secolarizzata da Napoleone nel 1808, fu succursale di Sant’Imerio. Il signor Marco dell’amministrazione provinciale apre e chiuse la porta di accesso

dalla redazione de Il Piccolo Giornale

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