Cremona - Verso lo ius soli ai figli dei rifugiati

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Una proposta del sottosegretario all’Interno. Continuano gli arrivi a Cremona, anche una donna incinta.
Nel dibattito pluriennale sul diritto di cittadinanza, dal Ministero dell'interno arriva la proposta di introdurre lo ius soli per i figli nati in Italia da stranieri rifugiati, cioè l'acquisizione della cittadinanza per il fatto di essere nati nel nostro Paese. In attesa di una legge ad hoc, nel corso di un convegno, il sottosegretario all'Interno Domenico Manzione (Pd), con delega all'immigrazione, ha annunciato che si sta «mettendo a punto una circolare interpretativa, in emanazione a breve scadenza, per riconoscere la cittadinanza italiana a coloro che sono figli di chi ha ottenuto la protezione internazionale». Un istituto che prevedrebbe due status: quello di rifugiato, o in alternativa, la protezione sussidiaria. Un riconoscimento analogo a quello che attualmente spetta ai figli degli apolidi (per i genitori invece resta l'iter ordinario). L’attuale normativa (legge n. 5 febbraio 1992, n. 91), infatti, stabilisce all'articolo 1 che è “cittadino per nascita” - oltre a chi è figlio di padre o madre cittadini italiani - anche “chi è nato nel territorio della Repubblica se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi”. E proprio a Cremona, nelle scorse settimane, tra i tanti rifugiati approdati alla Casa dell'Accoglienza c'era anche una donna incinta, che dovrebbe partorire nel mese di giugno. Ma c’è anche qualche perplessità: «il riconoscimento della cittadinanza per i bambini figli di stranieri, ma nati in Italia, è una procedura complessa - spiega don Antonio Pezzetti, direttore della Caritas di Cremona. «Con le attuali leggi italiane, l'acquisizione del diritto di cittadinanza a figli di cittadini immigrati si estende anche ai loro parenti. Credo quindi che andare verso il riconoscimento dello ius soli sia la strada migliore da perseguire, ma mettendo mano prima a certe leggi italiane che necessariamente devono cambiare, anche perché l'estensione del diritto di cittadinanza anche ai parenti comporterebbe non pochi problemi di tipo sociale e previdenziale ». Tuttavia, don Pezzetti ne è convinto, in futuro è questa la direzione verso cui si dovrà procedere: «Sarà lo sbocco naturale delle nuove normative sull'immigrazione, in nome dell'integrazione che si sta cercando di portare avanti». Continuano intanto anche a Cremona gli arrivi di nuovi rifugiati, eco dei continui sbarchi che si verificano in Sicilia ormai quotidianamente. «Attualmente ne ospitiamo 93 - spiega don Pezzetti -. Gli arrivi continuano, e il posto si trova sempre. Abbiamo chiesto aiuto alle parrocchie e trovato disponibilità, anche se non è facile trovare strutture che siano idonee all'ospitalità». L'ultimo arrivo risale a mercoledì, quando 10 persone sono arrivate nella notte alla Casa dell'Accoglienza, informata dalla Prefettura solo poche ore prima, come sempre è accaduto negli ultimi mesi. Gli ultimi arrivati provengono dalla Tunisia e sono arrivati all’aeroporto di Torino. Si tratta quindi di arrivi non programmati (e non compresi nel progetto Sprar del Comune). «Il loro arrivo ha fatto sì che alcune persone che soggiornavano da noi già dal 2011, liberassero le loro stanze – aveva spiegato don Antonio Pezzetti, direttore della Casa dell’Accoglienza -. Così come loro sono stati accolti, devono capire che anche altri si trovano ora nella stessa condizione di necessità. Detto questo, qui ora noi siamo al limite di capienza ». Don Pezzetti non nasconde i problemi legati alla gestione dei continui arrivi di profughi: «Gli enti locali non possono continuare ad affrontare così l’emergenza».


dalla redazione de Il Piccolo

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