Cremona - Inceneritore, il dibattito si sposta sulle bollette

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La Regione ha decretato la dismissione degli impianti, ma il Pd attacca: «Il Comune e Aem non rispondono alle domande».
Gli impianti di incenerimento dovranno essere dismessi: dopo i botta e risposta delle scorse settimane e i discorsi sul progetto di revamping dell'inceneritore di Cremona o addirittura sull'ipotesi di realizzazione di una nuova linea, la decisione definitiva arriva dal Consiglio regionale, che nei giorni scorsi ha decretato la progressiva disattivazione degli impianti, a cominciare da quelli meno efficienti sotto il profilo ambientale. Unanime il voto sulla Risoluzione che contiene alcune indicazioni relative al programma regionale di gestione dei rifiuti. Il documento evidenzia la necessità di procedere alla dismissione degli impianti di incenerimento in Lombardia (13 in tutto) alla luce di due fattori: l’aumento della raccolta differenziata e il calo della produzione dei rifiuti.

I dati certificano questo calo: nel 2011 la produzione dei rifiuti era di 2 milioni e 521 mila tonnellate ma per il 2020 se ne prevede addirittura il dimezzamento (un milione e 112 mila). Si parla naturalmente di una dismissione graduale, che vedrà comunque garantita la manutenzione sia ordinaria che straordinaria degli impianti stessi. Il documento impegna inoltre la Giunta regionale a interessare il Ministero dell’Ambiente per arrivare alla revisione del disegno di legge “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo delle risorse naturali” per evitare che, come previsto dallo stesso Ddl, gli inceneritori lombardi sottoutilizzati possano essere individuati per l'incenerimento di rifiuti urbani prodotti in altre parti d'Italia. Il dibattito, tuttavia, a Cremona continua non privo di tensioni, anche se ha avuto un esito positivo l'incontro tra il Tavolo delle associazioni ambientaliste e del volontariato sociale e l'amministrazione comunale. «Si è parlato di programmare la chiusura dell'inceneritore di san Rocco, di dare una precisa committenza vincolante all'Aem per predisporre progetti tecnologici alternativi all'inceneritore in grado di trattare la frazione residua dei rifiuti, di organizzare al meglio la raccolta differenziata porta a porta in tutta la città di Cremona con una nuova campagna di sensibilizzazione rivolta ai cittadini. Bisogna inoltre coinvolgere i sindaci del territorio per un Piano provinciale dei rifiuti finalmente innovativo, ispirato al progetto Amali, avviando le condizioni per costruire un distretto provinciale del recupero delle materie prime seconde, esigenza sempre più sentita dall'industria italiana» spiega Marco Pezzoni, membro della delegazione di 21 associazioni ambientaliste e del volontariato sociale. Il confronto si è sviluppato su due precisi criteri politici: che il progressivo spegnimento dell'inceneritore sia un “processo percorribile” e che l'alternativa per il trattamento del rifiuto indifferenziato sia “un progetto realizzabile”.

«Se c'è volontà politica i tempi possono essere di soli 3 anni, visto che tra la committenza e la realizzazione del progetto alternativo del Trattamento Meccanico Biologico, che tra l'altro produce compost per l'agricoltura, possono passare anche solo due anni» ha spiegato Pezzoni. «Se queste posizioni avanzate dalle associazioni saranno condivise nei fatti da atti politici formali e vincolanti per l'Aem da parte della Giunta Perri e del Consiglio comunale di Cremona, se in particolare verranno sviluppate con coerenza dal lavoro che sta impostando l'assessore Bordi, il Tavolo delle associazioni e del volontariato non potrà che aderire all'appello del Sindaco per una collaborazione reciproca e responsabile, nel rispetto ovvio dell'autonomia dei ruoli». Tuttavia la situazione risulta ancora turbolenta dal punto di vista politico, soprattutto dopo l'assenza di risposte da parte di Aem e Amministrazione nel corso delle commissioni vigilanza e ambiente. Resta infatti aperta la questione dei costi esorbitanti delle bollette del teleriscaldamento lamentati dagli inquilini degli alloggi pubblici. Una riunione che ha visto anche uno scontro tra Aem e l'assessore Bordi su chi abbia la responsabilità di una decisione. «Intanto i nostri interrogativi sono rimasti senza risposta» sottolinea Maura Ruggeri, capogruppo del Pd in consiglio comunale. «Non abbiamo chiesto le Commissioni congiunte per essere convinti della bontà del sistema del teleriscaldamento, ma per capire se si poteva risolvere un problema urgente dal punto di vista sociale con misure strutturali e non solo d'emergenza».

Per il Pd una cosa è certa: il problema esiste e va risolto al più presto: «o il Comune mette costantemente a disposizione soldi per abbattere i costi esorbitanti delle bollette del teleriscaldamento degli alloggi pubblici, o trova soluzioni tecniche che consentano agli inquilini degli alloggi popolari di avere bollette sostenibili e corrispondenti agli effettivi consumi». Dure le parole della segreteria cittadina della Lega, che si scaglia contro il Pd: «rinfreschiamo la memoria ai dirigenti del Partito democratico: il 18 giugno 1994 i cremonesi con un referendum votarono contro l’inceneritore. La risposta dell’allora maggioranza in consiglio comunale, formata dal Pds (ora Pd) e dalla Dc, fu chiara: se ne fregò del voto popolare e procedette alla realizzazione dell’impianto, in una posizione discutibile e con una tecnologia già all’epoca giudicata vecchia. Una volta costruito, sotto la gestitone di Aem, il termo-combustore iniziò a bruciare i rifiuti ed a fornire il calore per sostenere il sistema del teleriscaldamento, con la promessa che in questo modo si sarebbero abbattuti i costi delle bollette per i cittadini. Cosa rivelatasi falsa». «Oggi, poiché tra pochi mesi si voterà, i consiglieri del Pd scoprono improvvisamente che l’inceneritore va spento e che le bollette del teleriscaldamento sono troppo care in generale e addirittura i cittadini degli alloggi popolari non riescono a pagarle» conclude il Carroccio.

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