La crisi condiziona anche la tavola

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Il pasto completo è sempre più un ricordo del passato: nuove abitudini alimentari crescono
Secondo quanto emerge da un sondaggio condotto da Coldiretti, solo il 18 per cento degli intervistati dichiara di fare quotidianamente un pranzo completo, composto da un primo, un secondo, un contorno e un dolce o un frutto. Si tratta di una modificazione culturale delle abitudini alimentari o di un risultato, anche questo, della crisi? E c’è di più, sottolinea la Col diretti: il 9 per cento degli italiani consuma solo un frutto o uno yogurt o un gelato, mentre il 4 per cento addirittura niente. L’abbandono del pranzo completo è confermata dal 24 per cento di italiani che si limita a consumare un secondo accompagnato dal contorno, e dal 9 per cento che preferisce un panino, un pezzo di pizza o un tramezzino. Ma c’è un grande ritorno: quello della pasta, che risulta essere in assoluto l’alimento più consumato, in quanto a basso costo. In Italia sono stati consumati oltre 1,5 milioni di tonnellate di pasta, per un controvalore di 2,8 miliardi di euro: in controtendenza rispetto al calo generalizzato degli alimentari nel 2012, gli acquisti di pasta delle famiglie sono aumentati dell’1,1 per cento, secondo quanto emerge dagli studi Ismea-GfkEurisko.

Per verificare questi dati abbiamo fatto un giro nei supermercati cremonesi, e le corsie occupate da pasta e riso risultano in effetti essere le più frequentate. «La pasta è il piatto quotidiano principale nella mia famiglia» spiega Anna, casalinga 33enne. «Da un lato perché io sono vegetariana e non mangio carne, dall’altra perché carne e pesce costano comunque tantissimo. Un piatto di pasta è nutriente e non pesa troppo sul bilancio famigliare». Dello stesso parere Francesco, 42enne, padre di famiglia. «In casa siamo in quattro e se dovessi comprare ogni giorno carne per tutti non riuscirei ad arrivare a fine mese. Fino a qualche anno fa in casa si mangiava regolarmente primo e secondo. Poi abbiamo cambiato abitudini alimentari, sia per motivi di salute che per una questione prettamente economica. Ora la pasta è il piatto principale, a pranzo.

E a cena di solito ci si arrangia con un po’ di formaggio, e a volte la carne o il pesce». Oltretutto, la pasta può essere combinata anche in modo da rappresentare un vero e proprio piatto unico. «Basta un po’ di carne macinata per fare un ottimo ragù: così con un solo piatto, dal costo piuttosto basso, ho un pasto completo» racconta Serena, 48enne, madre, moglie e appassionata di cucina. «La crisi senza dubbio ha cambiato le abitudini alimentari di tutti, e la mia famiglia non fa eccezione. Spesso la pasta mi permette di preparare pasti completi, perché basta mettere nel condimento poca carne o poco pesce». La fantasia in cucina in questi casi aiuta molto, ma sono ancora molte le persone che non rinunciano alla carne, al pesce, alla buona cucina anche se costosa. «Il buon cibo è l'unica cosa che la crisi non ci ha tolto e non intendo rinunciarvi» sottolinea Carlo, 54 anni. «Quindi se appena posso non rinuncio a una costata di manzo o ad un'orata al forno». Dello stesso parere anche Antonella, 48 anni: «Siamo in cinque in famiglia, e da diversi anni non andiamo in vacanza, né al ristorante, perché i costi sarebbero troppo alti per una famiglia così numerosa» spiega. «Però in casa ci concediamo spesso dei ricchi pasti, specialmente il sabato e la domenica, completi di primo, secondo e contorno. La buona tavola ci ripaga di tutti i sacrifici fatti per colpa della crisi»

di Laura Bosio

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