Allarme povertà, il Comitato Acqua Pubblica: «Occorre un cambio di mentalità da parte di tutti»

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Il problema della povertà connesso ai distacchi alle utenze di gas, acqua e luce nonché ai pignoramenti (leggi l'articolo) non accenna a risolversi. Nel pomeriggio di oggi il Comitato Acqua Pubblica Cremonese è tornato a porre l'accento su alcuni punti fondamentali in una nota che pubblichiamo qui di seguito:

«Leggendo le recenti dichiarazioni dell'assessore Amore prendiamo atto che a Cremona i cittadini non dovranno più aspettarsi di veder riconosciuti i propri diritti, perché la nuova politica sociale sul territorio si chiama “carità strutturata”. Le parole dell'assessore non lasciano dubbi al riguardo: i problemi di povertà e distacchi non verranno affrontati direttamente dai nostri amministratori, ma attraverso una forma di solidarietà "organizzata" tra Comune e strutture diocesane "per dare una risposta che il pubblico non è più in grado di fornire", anche se lo stesso Amore aggiunge che "noi" (Comune di Cremona) "metteremmo soldi e personale" nel progetto di assistenza.

Il problema emerso in città con il caso distacchi, i pignoramenti, il calo vertiginoso dell’occupazione, l'emergere di nuove povertà, non è solo un problema sociale, ma un problema politico e chi è stato eletto per amministrare il nostro territorio non può abdicare a questo ruolo riparandosi dietro le spalle delle associazioni caritatevoli e determinando di fatto un passaggio di consegne dalla  democrazia dei diritti alla gestione della compassione. Nel frattempo le aziende continuano indisturbate ad avere comportamenti inaccettabili nei confronti dei cittadini.

È chiaro che le politiche sociali hanno un costo, ma possono produrre un reale progresso (e un miglioramento economico diffuso) solo se orientate nella giusta direzione. Invece smantellarle o destinarle unicamente all'appoggio di forme di carità significa solo tamponare una falla oggi per poi ritrovarsi una voragine più grande domani all'aggravarsi della crisi.

La crisi non si affronta con la svendita dei propri beni (anche comuni, vedi acqua) ma investendo risorse in progetti che abbiano un forte impatto sociale, economico e ambientale per Cremona.

Sono moltissimi i comuni virtuosi che hanno dato una svolta alle loro politiche sociali e di gestione del territorio, ad esempio puntando a una differente gestione dei rifiuti come risorsa per creare occupazione stabile (raccolta differenziata spinta e riutilizzo delle risorse gettate in discarica). Moltissimo si dovrebbe e potrebbe fare nel campo della tutela del territorio, non solo nell'ottica della prevenzione del dissesto, ma anche della riqualificazione del panorama, che servirebbero ad attirare turismo ed eviterebbero la svendita di aree verdi ai privati. A meno che non pensiamo che i turisti siano attratti dalla cementificazione violenta delle campagne, dal disboscamento, dall’incuria e dallo svuotamento dei centri storici. Tornando ai temi che ci sono più propri, si pensi all'acqua, che, tenuta fuori dalle ondivaghe mareggiate della borsa e dai giochi di bilancio di manager strapagati, garantirebbe tutela dei diritti, risparmi per tutti in bolletta e salvaguardia di risorse e posti di lavoro (vedi Parigi). Tutte soluzioni che si sono dimostrate convenienti sia per l'ambiente che per l'economia.

Quello che serve, insomma, è un cambio di mentalità da parte di tutti e soprattutto dell'amministrazione locale, che proprio per tutelare i cittadini dovrebbe avere il coraggio di investire risorse in progetti che siano in grado di trasformare la situazione attuale e creare lavoro per chi oggi si trova in difficoltà e non chiede carità, ma solo di poter ritrovare la propria indipendenza economica».

Comitato Acqua Pubblica del Territorio Cremonese

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