Crermona - Treni, ancora troppi problemi

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La situazione della rete ferroviaria Milano-Cremona-Mantova è sempre la stesso: nel comparto si registrano ancora troppi problemi e non solamente per i ritardi che trasformano i viaggi dei pendolari in odissee quotidiane. Il malumore degli utenti non accenna a diminuire e le proteste si diffondono, sui social network e tra le associazioni dei pendolari. «Per quanto riguarda gli ultimi periodi vi sono alcuni aspetti che sono migliorati. - fa sapere Matteo Casoni, del Comitato pendolari "In Orario". - Ad esempio, l’igiene dei vagoni e delle toilettes: una conseguenza delle nuove disposizioni, entrate in vigore dallo scorso aprile, che, oltre a nuovi vagoni, prevedono introduzione a bordo di squadre di addetti che svolgono il servizio di pulizia anche mentre il treno è in viaggio». Si registrano, però, ancora troppi disguidi. «Vi sono porte malfunzionanti o spesso bloccate del tutto, finestrini che non si aprono o che non si chiudono, con evidenti ripercussioni nei mesi estivi per il primo caso e in quelli invernali per il secondo. E ancora, il riscaldamento o il climatizzatore spesso non funzionano, costringendo i pendolari al rischio di influenza e raffreddori che possono avere conseguenze anche sulla loro vita lavorativa». Quindi: carrozze in numero insufficiente, porte dei vagoni che non si aprono o (peggio) non si chiudono, climatizzazione spesso fuori servizio e, ovviamente, ritardi all’ordine del giorno. 

«La lingua batte dove il dente duole - è il commento di Dario Balotta per Legambiente Cremona. - Seppure si possano vedere alcune migliorie, la situazione complessiva che emerge è ancora segnata da troppa inefficienza. Siamo ancora lontani da un servizio ferroviario completamente funzionale ed accettabile, di stampo nordeuropeo, per dire. L’inefficienza che riguarda un po’ tutti gli aspetti del comparto treni e in questo contesto anche il materiale rotabile è ancora distante dai parametri delle ferrovie d’oltralpe. Il nuovo materiale rotabile molte volte viene concentrato sulle linee a nord di Milano, andando a servire ad esempio le zone di Como o Varese, per cui anche i miglioramenti dalle nostre parti sono lenti». A tutto ciò si aggiunge anche il fenomeno dei writers che proseguono nella loro opera di imbrattamento dei vagoni. Anche se questo, a fronte della situazione generale, «è un problema meno urgente di altri: una cosa che si aggiunge in una generale contesto di scarsa efficienza e scarsi servizi. Certo, rispetto a dieci o vent’anni fa le cose sono un po’ migliorate, ma resta ancora molto da fare». Dopo l’uscita di scena dell’amministratore delegato Giuseppe Biesuz (raggiunto da una ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari per bancarotta in relazione al fallimento della società Urban Screen) le cose potranno prendere un’altra piega? 

«Occorre capire come Trenord intenderà rilanciare il servizio dopo la “caporetto” di dicembre. L’uscita di scena di Biesuz non basta e non è tutto. Occorre ancora fare chiarezza su molti punti: anzitutto, quantificare il danno e stabilire la responsabilità dello scempio all’inizio di dicembre, con 428 treni soppressi in media al giorno e 3650 ritardi in tutta la Lombardia. L’ “operazione verità” non solo deve ancora concludersi ma addirittura deve ancora iniziare. Noi aspettiamo le risposte. Tenendo conto del fatto che, se rimangono gli stessi dirigenti, c’è da chiedersi fra 10 anni in che condizioni sarà il servizio».

di Michele Scolari
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