Il fascino del Don Giovanni sul palco del Ponchielli

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La stagione di prosa del Teatro Ponchielli prosegue con la messa in scena di un grande classico. Venerdi 11 e sabato 12 gennaio, alle ore 20.30, la compagnia genovese Gank, in coproduzione con lo Stabile di Genova, è interprete di un originale, fresco e vitale “Don Giovanni” di Molière. Un capolavoro del teatro di tutti i tempi, un classico sempre sospeso tra comicità e tragedia, per la regia, in chiave attualizzata, di Antonio Zavatteri che “impagina” il suo spettacolo con incursioni di comicità moderna, creando in tal modo un immediato feeling col pubblico. Questo evergreen del mondo teatrale trova unità nel personaggio del “grande seduttore”: amante infedele, sposo adultero, debitore insolente, padrone tirannico, figlio crudele, ateo temerario e ipocrita temibile. Prendendo spunto da un’antica leggenda, Molière creò questo personaggio, offrendo al sovrano di Francia e al pubblico parigino uno spietato ritratto della gente di Corte, quale egli aveva ben conosciuto soprattutto in occasione delle dispute intorno al suo Tartuffe: gente che, dietro l’apparenza brillante e frivola, celava il vuoto spirituale e la più cinica amoralità; ne nacque un personaggio gigantesco, odioso e affascinante al tempo stesso, capace di unire in sé empietà e dissolutezza, scetticismo ed ipocrisia, vitalità materialista e ironico disprezzo delle leggi umane e divine. Il regista spiega: «Il Don Giovanni di Molière è un’opera sublime e strana sotto molti punti di vista, è una commedia atipica rispetto alla vasta produzione del commediografo francese: ha una trama poco lineare, dei personaggi incredibilmente distanti fra loro, nei caratteri e  nell’appartenenza sociale... Questa libertà creativa, apparentemente caotica e le “psicologie” ma soprattutto le azioni  dei suoi proverbiali protagonisti, regalano a questa commedia un fascino senza paragoni. Il nostro “Don Giovanni” asseconderà una struttura bizzarra in cui commedia e tragedia si succedono senza preavvisi, con un succedersi di luoghi e spazi che nulla hanno a che fare con il naturalismo, una vicenda in cui statue prendono vita e si vendicano…».

di Federica Ermete

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