L’Italia invecchia, Lombardia terra di ultracentenari

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Fino a pochi decenni fa gli ultracentenari destavano clamore e facevano notizia, oggi si tratta di una fascia della popolazione in crescita. Rispetto al 2001 il numero di persone che hanno superato il secolo di vita è raddoppiato in quasi tutte le Regioni italiane, mentre in alcune, come in Basilicata, è addirittura triplicato. La maggior concentrazione di "Highlander" però, si trova in Lombardia: questo è quanto emerge dal XV° Censimento generale dell’Istat sulle popolazioni e le abitazioni. Il fenomeno non riguarda solamente i centenari: anche i "grandi vecchi", ovvero gli over 85, incrementano il loro peso sul totale della popolazione residente, passando dal 2,2% del 2001 al 2,8% del 2011. In particolare, si registra un aumento del 78,2% nella classe 95-99 anni e del 138,9% in quella degli ultracentenari. Le persone di 100 anni e più, infatti, erano 6.313 nel 2001 (1.080 maschi e 5.233 femmine), mentre nel 2011 ne sono state censite 15.080, con una percentuale di donne pari all'83,7% (12.620 unità). Il primato regionale, per quanto riguarda il numero di over 100, va alla Lombardia, dove risiedono 2.391 ultracentenari, pari al 15,9% del totale presente sul territorio italiano.

Una fascia della popolazione che, nel lungo periodo, può costituire una risorsa, ma che allo stesso tempo richiede l'investimento di risorse, come sottolinea il dottor Aldo Pani, Direttore Sanitario di Cremona Solidale: «Bisogna fare i conti con una società che invecchia: si tratta di una evoluzione sociale da non sottovalutare. Nel lungo periodo, sarà necessario ripensare politiche mirate e far fronte alle necessità di sostenere economicamente una fascia sociale che necessita di assistenza». Proprio la qualità dei servizi alla persona è uno dei fattori, prosegue il medico, in grado di favorire l'innalzamento dell'età media: «Una buona assistenza medica è fondamentale: sono necessarie buone strutture, assistenza medica e infermieristica, strumenti di diagnostica. Un sistema assistenziale in grado di far fronte ad ogni necessità è fortemente influente, anche se non si tratta dell'unico fattore: influiscono anche la predisposizione genetica e lo stile di vita». La necessità di servizi in grado di sostenere e assistere una fascia della popolazione in crescita non comporta, però, solamente oneri e costi aggiuntivi, ma costituisce anche una risorsa: «In un periodo di crisi anche lavorativa, il settore medico e assistenziale può fornire più posti di lavoro, dal momento che con la crescita del numero di persone necessitanti di assistenza sarà necessario anche un maggior numero di personale dedicato. Senza contare il valore aggiunto che tali persone costituiscono dal punto di vista della memoria storica e degli affetti. Di certo servono politiche mirate, è un problema che non può più essere ignorato».

Con l'allungamento medio della vita delle persone cambiano anche le classificazioni per fasce sociali: «Assistiamo ad un fenomeno che spinge ad innalzare l'asticella dei cosiddetti "anziani": una volta i 75 anni erano considerati l'età di passaggio e l'inizio della graduale perdita di autonomia, mentre oggi non è più così. Le condizioni di salute migliorano, e sono in crescita gli over 75 ancora attivi e autosufficienti».

di Martina Pugno

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