Sempre meno matrimoni, sempre più coppie di fatto

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Ci si sposa sempre meno e in età sempre più avanzata. Questo il dato che emerge dall'ultimo rapporto Istat sul matrimonio in Italia. I numeri parlano chiaro: nel 2011 sono stati celebrati 204.830 matrimoni, 12.870 in meno rispetto al 2010. Una tendenza, quella al calo, che negli ultimi quattro anni si è accentuata. Accanto a ciò si assiste a un diverso approccio alla vita di coppia da parte dei giovani: al matrimonio vengono preferite le unioni di fatto, passate da circa mezzo milione nel 2007 a 972mila nel biennio 2010-2011. Ma cosa sta accadendo in Italia? Sta cambiando la concezione della famiglia tradizionalmente inteso? Quali prospettive ci aspettano? Ne abbiamo parlato con la professoressa Donatella Bramanti, docente di sociologia all'Università Cattolica di Milano.

«Da un lato bisogna evidenziare che in questi anni abbiamo assistito a un calo demografico che senza dubbio ha inciso anche sul calo dei matrimoni. Detto questo, sicuramente è anche vero che le famiglie come erano originariamente concepite stanno diminuendo, a favore delle coppie di fatto. Molte di queste in passato si sono spesso trasformate in matrimonio, e sempre più spesso in Italia si usa iniziare una convivenza e sposarsi solo dopo l'arrivo di un figlio». Si assiste quindi, secondo la docente, a una era e propria disaffezione alla famiglia tradizionalmente intesa. «Quando si parla di coppie di fatto si apre il dibattito sulle coppie omosessuali, senza pensare che queste rappresentano solo una minoranza della popolazione. Il problema è proprio una forte disaffezione rispetto all'istituzione matrimoniale, e questo dipende soprattutto dalla forte incertezza da parte dei giovani rispetto alle proprie possibilità di fare famiglia, ma anche da numerosi condizionamenti esterni, dalla crisi alla precarietà» continua Bramanti. «Tuttavia queste sono solo delle co-variabili. Il problema di fondo è molto più radicato: nelle società dinamiche, infatti, i giovani scelgono di affrontare il rischio, investendo nel proprio futuro. Ma la nostra società è tutt'altro che dinamica. E' vecchia e statica, con scarsa propensione al rischio da parte delle nuove generazioni. In Italia si sono tutelate per anni le generazioni più vecchie, mentre i giovani vengono lasciati a se stessi ».

Di qui anche la propensione dei g i o v a n i , s emp re e v i d e n z i a t a dall'Istat, a restare in famiglia il più a lungo possibile: l'età del matrimonio si sposta sempre più dopo i 30 anni. Nello specifico, 34 anni per gli uomini e 31 per le donne; circa sette anni in più rispetto ai valori del 1975. Il fenomeno ha interessato praticamente tutte le regioni. «Le famiglie sono rimaste sole a occuparsi dei figli, e lo hanno fatto tutelandoli eccessivamente» sottolinea la sociologa. «Gli adulti non sono stati capaci di emancipare i propri giovani, che da vent'anni a questa parte hanno realizzato di non avere un vantaggio dall'uscire di casa, luogo in cui sono protetti e possono godere di risorse che non avrebbero se fossero soli. E' la prima volta che, nella storia del mondo Occidentale, ci troviamo di fronte a una situazione simile. Vediamo così giovani che restano in casa, guadagnano poco e spendono i propri soldi nell'acquisto dell'ultimo modello di cellulare invece che pensare al proprio progetto di vita». Con queste premesse il futuro della nostra società risulta piuttosto nebuloso. «Probabilmente si apriranno grandi scontri su questo tema, e i prossimi Governi potrebbero andare verso una modifica della Costituzione rispetto al concetto di famiglia. Tuttavia sarebbe un errore: bisogna infatti aiutare le persone a costruire un progetto di famiglia adeguato alla società, cambiare le leggi non serve. L'alternativa potrebbe essere la fine della nostra società».

di Laura Bosio

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