Acqua pubblica, il contraccolpo al "sì" dell'Aato per la società mista

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Rifondazione smentisce l'assessore Bordi: "Dice il falso: nessun Comune cremonese compare nella lista delle amministrazioni soggette a procedura d’infrazione Ue". Silla e Bonaldi annunciano il ricorso immediato al Tar. E Torchio medita di chiedere consiglio all'Antimafia di Brescia.

«Non è accettabile che tre persone decidano per un’intera provincia». Nelle parole del sindaco di Casalmaggiore, Claudio Silla, si coglie tutta l’amarezza e la delusione per il “sì” dell’Aato alla società mista (che sancisce l’ingresso di soggetti privati nella gestione del servizio idrico, con inserimento della votazione nell’ordine del giorno all’ultimo momento - leggi l'articolo). Ed ora, la volontà di ricorrere al Tar, più volte ventilata nei giorni immediatamente successivi a quello che Titta Magnoli ha definito «un vero e proprio golpe», è divenuta certezza al termine della riunione a porte chiuse tenutasi nel tardo pomeriggio di lunedì alla sede cremonese del Partito Democratico tra una trentina di sindaci del territorio, incluso il primo cittadino di Crema, Stefania Bonaldi, e quello di Casalmaggiore, con la presenza di Giuseppe Tadioli.
Un incontro decisamente «partecipato», per usare le parole del funzionario della Lega delle Autonomie, con l’obiettivo di fare il punto su di un’impasse per la quale resta ancora l’interrogativo fondamentale ed insoluto: perché una simile accelerazione nella decisione del Cda? Perché l’inserimento della delibera sulla società mista 24 ore prima della riunione del Cda (a seguito, lo ricordiamo, dell’assemblea in cui, nel dicembre 2011, 103 sindaci su 115 chiesero al Cda dell’Aato di ritirare la delibera)? Proprio in questo particolare risiederebbe il “vizio di forma” che, secondo gli avvocati, può attivare il ricorso per rendere nulla la riunione con la quale è stato decisa la società mista per la gestione della rete idrica (lunedì era contemplata anche la presenza di avvocati amministrativisti per scrivere direttamente il ricorso al Tar, che dovrebbe comunque partire nel giro di un paio di giorni).
Una decisione, quella dell’Aato, rispetto alla quale, soggiungono Silla e Bonaldi, ha lasciato non poco spaesati anche il voltafaccia del Comune di Cremona, il cui sindaco Perri e l’assessore all’Ambiente Francesco Bordi si erano sempre pronunciati favorevoli a mantenere pubblico il servizio, appoggiando il modello del gestore unico. A loro, i primi cittadini di Crema e Casalmaggiore chiederanno delucidazioni in merito nei prossimi giorni. E lo farà anche l’opposizione lunedì prossimo, in un Consiglio Comunale che si preannuncia infuocato (e non solamente per l’acqua pubblica, ma anche per altri problemi legati a turismo e cultura). E’ stato infatti depositato lunedì un ordine del giorno, per rivedere in Consiglio quello che i firmatari Daniele Burgazzi, consigliere comunale e segretario cittadino Pd, Ferdinando Quinzani, Santo Canale e Giancarlo Schifano, definiscono «uno strappo quasi irreparabile nel territorio e tra i sindaci e i cittadini, è una assurda presa di posizione ideologica in un momento di grande incertezza sul quadro politico sia provinciale che regionale». Nell’ordine del giorno si chiede al Sindaco «di chiedere la convocazione dell'assemblea dei sindaci e di garantire una reale espressione del parere da parte dei rappresentanti eletti dai cittadini  e di rivedere, in virtù del percorso attuato e condiviso con i sindaci verso la creazione di una società unica dell'acqua, il parere espresso nel Cda del 11 ottobre».
Intanto, un ulteriore problema si è presentato nello schema motivazionale addotto dai membri del Cda dell’Aato per la propria scelta (dopo la smentita della “bancabilità”, sconfessata, oltre che dal consigliere provinciale Giuseppe Torchio, anche da Claudio Silla e da altri sindaci del territorio). Si tratta dei Comuni che sarebbero coinvolti nella procedura di infrazione comunitaria. All’indomani del “colpo di mano” al centro della burrasca in atto, l’assessore comunale all’ambiente Francesco Bordi si era smarcato sottolineando che la decisione dell’Aato era «l’unica possibile» perché «ci sono molti comuni del cremonese che, soggetti a procedura di infrazione da parte della UE (riguardo interventi su reti fognarie, collettamenti e/o impianti depurazione), rischiano parecchio se non partono i lavori necessari». Ora, «che questo fosse frutto di un dato certo o di un passaparola, importa relativamente» sottolinea Giacomo Bazzani, coordinatore del Circolo Rosa Luxenburg. Il nodo della questione invece è che, proseguono dal Circolo, «nella lista di Comuni a rischio di procedura di infrazione dell’Ue pubblicata sul sito della Regione Lombardia non risulta l’ombra di alcun comune della provincia di Cremona. L’opinione pubblica ne prenda atto e giudichi di conseguenza». La lista è consultabile in un file Excel contenuto nella pagina all'indirizzo http://www.reti.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=Redazionale_P&childpagename=DG_Reti%2FDetail&cid=1213550623566&pagename=DG_RSSWrapper


GIUSEPPE TORCHIO: «Non scartiamo l'ipotesi di chiedere consiglio all'Antimafia di Brescia»

Come si intende procedere in riferimento al ricorso al Tar e quali vie si possono percorrere?
«I Sindaci con delibera delle rispettive Giunte chiederanno di adire il Tar di Brescia per una serie numerosa di inadempienze macroscopiche che sono già state più volte indicate. Inoltre si è clamorosamente smentito anche un voto del Consiglio Provinciale. Qualcuno ci dovrà spiegare come sia possibile rilevare un silenzio-assenso da una decisione di rinviare all’Aato il faraonico Piano d'Ambito da quasi 400 milioni con tutti gli altri rilievi formali, sostanziali e le tracce che i tre del Cda hanno lasciato in giro. Tre perchè un consigliere (di Piadena) non partecipa a questo tipo di decisioni mentre il sindaco Cavalli di Romanengo e' contrario. Confido si vada ad un solo ricorso che unifichi tutte le forze contrarie a tale decisione, Comitato Acqua compreso. Alcuni legali, esperti di diritto amministrativo, stanno studiando da mesi l'intera vicenda. Mi spiace che tanti amministratori in buona fede abbiano lavorato per anni al processo di unificazione delle varie società ed oggi siano stati presi in giro. Con questa prevaricazione si rischia di generare una reazione a catena che invece di concludere l'iter il 31 dicembre prossimo, porterà le decisioni a slittare alle calende greche. Se l’epilogo di questa vicenda fosse, come si coglie insistentemente dai rumors, la candidatura di Salini in Regione avremmo capito come, in cosi' poco tempo, si sia guadagnato le medaglie sul campo».

Quali eventuali responsabilità ha avuto lo studio Sciumé Zaccheo nella scelta per la società mista?
Lo studio milanese Sciumé Zaccheo & Associati, di cui fa parte l’avv. Guffanti, ha ricevuto sostanziose committenze cremonesi in materia di società del gas, di sviluppi del modello di futura società dell'acqua e per altre questioni a livello giuridico. Precedentemente le varie amministrazioni per queste vicende si servivano degli uffici con l'ausilio, nei casi più intricati, di stimati professionisti del Foro di Cremona.
A prescindere dal fatto che Sciumé rappresenta la Provincia di Cremona in Centro Padane, dove è Vice Presidente, in Brebemi ed è Presidente di Stradivaria (società preposta alla realizzazione dell'autostrada Cremona-Mantova) cautela vorrebbe che non si concentrassero sulle stesse teste avulse dal nostro territorio così forti responsabilità e non si ripetesse a Cremona quanto avvenuto ad Arezzo. Oltre alla consulenza lo studio Sciumé, infatti, secondo reiterate notizie giornalistiche e conferme da parte di amministratori toscani, avrebbe traguardato anche la partecipazione della multinazionale francese Suez-Gaz de France, di cui secondo il sito dello studio sarebbe referente italiano, nel pacchetto societario di quell'ambito idrico.

Tra le vie da percorrere c'è anche quella di rivolgersi all’Antimafia di Brescia?
Stiamo valutando, accanto all'azione a livello di giustizia amministrativa al Tar di Brescia, se, dopo gli sviluppi sul nostro territorio di alcune vicende deflagrate ieri con diversi avvisi di garanzia per la vicenda della discarica di Cappella Cantone, non sia il caso di chiedere un consiglio alla Direzione Distrettuale Antimafia ed agli uffici di Brescia con cui da anni stiamo collaborando. Ne faremo certamente tesoro per i nostri comportamenti futuri riferiti a questi e ad altri argomenti che interessano le nostre vicende provinciali.


IL COMITATO ACQUA PUBBLICA CREMONESE chiede la sfiducia al Cda dell'Aato per «manifesta incapacità»

«L’intervista rilasciata domenica dal presidente Denti è piena di contraddizioni e sottolineiamo le principali. Se, come egli stesso afferma, nel 2012 alcuni interventi urgenti sono “stati accantonati” è lui il responsabile, non altri. Se alcuni Comuni del territorio si trovano nella condizione di rischiare una sanzione è lui il responsabile, per non avere messo tali interventi in cima alla lista delle priorità. Non ci stupisce che la Cassa Depositi e Prestiti sia recalcitrante a concedere mutui visto che, tradendo in pieno lo scopo per cui è stata creata, invece che essere d'aiuto agli enti locali utilizza allegramente i soldi degli italiani per speculazioni borsistiche. Ma se si è consapevoli che necessitano ulteriori finanziamenti rispetto a quanto pianificato, non si attende ottobre per muoversi e non si affida il compito al vicepresidente di una società, si mobilita l'intero quadro della politica locale per una azione corale e condivisa. Ogni credibilità del presidente Denti viene comunque a mancare nel momento stesso in cui chi legge fa (semplicemente) due più due: il procedimento di gara non prenderà complessivamente meno di un anno. Le eventuali sanzioni scattano il 31 dicembre. Dunque dire che privatizzare l'acqua ora serve ad evitare le sanzioni è una presa in giro che tenta vergognosamente e ridicolmente di nascondere il semplice fatto che Denti, Perri e Rastelli hanno bisogno di privatizzare il servizio idrico di tutti i cremonesi. Il re è nudo. In altra palese contraddizione cade il presidente Denti quando riconosce che forse non ci saranno privati pronti ad entrare nella partita: o è vero e dunque la privatizzazione non serve o non è vero e questa falsità denuncia in pieno che dietro alla decisione sta una volontà ideologica. La triste e squallida realtà è che questa cricca di “disamministratori” ha inanellato una serie infinita di trucchi, di forzature, di tradimenti, a partire dal gravissimo atto con cui il 14 dicembre scorso si è tradita in pieno la volontà unanime dei sindaci. Ma evidentemente tutto è lecito pur di privatizzare il servizio idrico e ora, visto che i sindaci continuano ad essere contrari, l'Ufficio d'Ambito gioca l’ultima carta della forzatura d'imperio. Denti con i suoi atti e con questa dichiarazione denuncia in pieno il fallimento totale della sua amministrazione. In attesa di discutere la posizione di altri soggetti coinvolti in questa triste e inqualificabile vicenda, il Comitato Acqua Pubblica del Territorio Cremonese chiede la sfiducia dell'intero cda dell'Ufficio d'Ambito o almeno la sostituzione immediata dei tre componenti che hanno votato questa indegna deliberazione».

di Michele Scolari
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