Acqua pubblica, burrasca sul "sì" alla società mista. Torchio: "Ma la via per mantenere pubblico il servizio c'è"

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Rabbia, sgomento ed incredulità. Il Comitato Acqua Pubblica e mondo delle opposizioni (Pd, Sel, Lista Torchio, Sindacati e Arci) compatti in prima linea contro l'«arroganza del potere innamorato di sé stesso»

Hanno suscitato una pioggia di reazioni polemiche e preoccupate gli esiti della votazione con la quale giovedì  il Consiglio di amministrazione dell’Ato (Ambito territoriale ottimale per la gestione del servizio idrico integrato), accelerando notevolmente l’iter della procedura, ha approvato il modello di gestione per il servizio idrico attraverso una  società a capitale misto. Dopo i voti a favore di Denti, Bordi e Rastelli (assente Cavenaghi;  astenuto e in dissenso sul punto all’ordine del giorno il sindaco Cavalli di Romanengo) e dopo il “sì” che ha sancito l’ingresso dei privati nella futura società unica, sono molte le  reazioni del territorio che parlano  di rabbia, sgomento ed incredulità.  Ci  si ribella alla logica di quella che il Comitato per l’Acqua Pubblica bolla, senza mezzi termini, come «l’arroganza del potere innamorato di se stesso». Troppi sarebbero i particolari oscuri in un colpo di mano che i cittadini del Comitato avevano sospettato, già la scorsa settimana,  tra le mosse possibili del Cda.
A cominciare dalla modalità d’inserimento del “Piano d’ambito” nell’ordine del giorno, «comunicato solamente giovedì mattina a distanza di una settimana dalla convocazione del Cda», osserva il consigliere provinciale Giuseppe Torchio: accelerazione sulla quale, oltre all’ira del sindaco Cavalli (che ha abbandonato il consiglio in segno di protesta), si allunga l’ombra della situazione del Pirellone e delle «difficoltà che potrebbero insorgere in tale sede per la sua approvazione finale, soprattutto di fronte all’ipotesi di ingresso dei privati nella gestione», prosegue Torchio, che pone l’accento soprattutto sulla «sorprendente» adozione del Piano senza l’approvazione dell’Assemblea dei Sindaci, paventando per questi ultimi l’ennesima beffa «con la bestiale ed immotivata forzatura del silenzio assenso». Il rinvio dell’adozione era infatti stato richiesto più volte dai primi cittadini «per la necessaria rettifica in diminuzione, stante l’entità ritenuta del tutto eccessiva degli investimenti previsti, con depuratori posti anche in casolari e frazioni di alcune decine di abitanti», sottolinea Torchio (a dicembre 2011 i Comuni chiesero al Cda Aato di ritirare la delibera sulla società mista, con una richiesta sostenuta da una maggioranza schiacciante di 112 sì su 115). Specifica a proposito Giampiero Carotti, del Comitato: «la legge lombarda prevede che il piano d'ambito (giustamente) sia approvato con la maggioranza dei voti, cioè ci vuole la maggioranza dei sì. E’ chiaro che la trappola del silenzio-assenso può tentare di aggirare la cosa, ma resta sul tappeto, pesante come un macigno, un piano d'ambito che è stato più volte discusso e non ha mai ricevuto neppure un voto a favore. Per contro, una pronuncia quasi unanime dei sindaci che ne chiedevano il ritiro. Se ci fossero due votazioni contrastanti dei sindaci la questione della incertezza o disinteresse dei sindaci si potrebbe porre. Ma gli unici voti che ha ricevuto questo piano d'ambito sono stati negativi».
In prima linea con il consigliere di Spineda si sono schierati Partito Democratico e Sinistra Ecologia e Libertà. Titta Magnoli, segretario provinciale del Pd, definisce «un vero e proprio golpe nonché una sconfessione non solo dei referendum ma di tutto il percorso seguito in questi mesi con i sindaci. Un atto che violenta il territorio, fatto sotto la fretta e la paura di quanto sta accadendo in Regione Lombardia. Una vera vergogna opera di un centro desta allo sbando totale». Un «colpo di mano» al quale, secondo Maura Ruggeri, «si è reso partecipe anche l’assessore comunale Francesco Bordi, e soprattutto tradendo la volontà popolare chiaramente espressa attraverso l'esito del referendum per l'acqua pubblica e azzerando il percorso di partecipazione portato avanti con l’assemblea dei sindaci del territorio». Assemblea che, osserva Gabriele Piazzoni di Sel, «si è più volte chiaramente espressa per la società unica di natura pubblica, ma anche nei confronti della volontà dei cittadini così manifestamente espressa nei referendum», condannando duramente «la modalità da “furbetti del quartierino” usata dagli uomini di Salini, per tentare di ottenere la privatizzazione del servizio idrico prima che gli scandali giudiziari travolgano la giunta Formigoni». Contro le stesse modalità «scorrette e furbesche» si schiera anche il consigliere provinciale del Pd Andrea Virgilio, rimarcando «la schizofrenia di un’amministrazione che sul riordino delle province e sulle gestione associate, richiama con convinzione alla condivisione, mentre invece sul futuro del servizio idrico ci ha abituati a vere e proprie imboscate».
Immediata la replica dell’assessore all’ambiente Francesco Bordi, che si smarca dalle polemiche ponendo l’accento sulla scarsità di tempo a disposizione: «Si rischiano sanzioni europee se non partono i lavori, e di lavori ce ne sono molti: per i depuratori, per eliminare gli sprechi e per migliorare la qualità. Ma le banche non concedono i finanziamenti ai Comuni, alcuni dei quali già li hanno chiesti. Il pubblico non ha le risorse sufficienti per questo sforzo e la scelta che abbiamo fatto si è rivelata l’unica via d’uscita possibile a questa impasse».


GIUSEPPE TORCHIO: «A rischio la democrazia. Ma la via per mantenere pubblico il servizio c'è»

Quali i rischi per i cittadini (rischi politici, economici e ambientali) a fronte di una gestione (semi)privatizzata del servizio idrico?
«Prima ancora del portafoglio e dell’ambiente c’è un rischio “democrazia”: leggendo le reazioni scritte e online, i cittadini  - il 40% che non va a votare e quelli che ancora ci vanno - non perdoneranno lo spudorato tradimento del volere popolare. Formigoni ed i suoi giullari cremonesi hanno più di un semplice raffreddore: per questo a Cremona, con connivenze fino a ieri impensabili,  si accelerano processi devastanti, si conferiscono le proprietà immobiliari della Provincia, facendoci pagare l’affitto per i palazzi usati dall’Ente, si vogliono fare appartamenti nelle caserme dei Carabinieri - e presto succederà anche per il Comune - e si cede ai privati l’acqua pubblica. Dall’unità d’Italia in poi questo non s’era mai verificato. Vogliamo fare la provincia con Lodi, dove l’acqua è rimasta pubblica e con Mantova, dove non si  cedono le proprietà dell’Ente. Ma con quale coordinamento?  I cittadini, come ovunque s’è privatizzato, pagheranno di più e non ho mai trovato gente di buon cuore che entrasse in società per spirito francescano e mossa dalla carità. E in tutta Europa, Francia e Germania in testa, le amministrazioni locali lavorano per riprendersi la gestione del ciclo dell’acqua, non penso perché frau Angela Merkel è comunista. Al rischio del “trasformismo”, che in Italia impera dai tempi di Depretis, si aggiunge la cronica difficoltà della macchina dei controlli della qualità dei servizi erogati, non solo a livello tariffario ma anche a livello ambientale ed il rischio di perdere di vista gli interessi comuni in cambio del business dei privati».

L’assessore Bordi giustifica la scelta come «l'unica via percorribile perché c’è poco tempo: si rischiano sanzioni europee se non partono i lavori, e ce ne sono molti. E le banche non danno i finanziamenti ai Comuni, alcuni dei quali già lo hanno chiesto». Ma non esiste  proprio una via alternativa da percorrere?
«In questi mesi il Comune di Cremona ha fornito quattro diverse versioni in materia idrica. Intanto, per responsabilità della precedente amministrazione sono stati scaricati 40 milioni per l’acquisto delle fogne sulla groppa di Aem e da Aem alla costituenda società unica. Ma non risulta, invece, che Cremona abbia chiesto una riduzione del faraonico piano di investimenti dell’Aato: se continuiamo ad alzare l’asticella non troveremo nessuno in grado di fare il salto ma se l’abbassiamo al livello delle esigenze reali di una società in declino industriale ed economico troveremo le risorse. Non mi risulta che Cassa Depositi e Prestiti e Banche, locali e non, neghino i finanziamenti a fronte di entrate certe o “captive” come le bollette dell’acqua. Tra l’altro, a breve, Padania Acque potrà aggiungere 3 milioni di finanziamento derivanti dalla mancata corresponsione dei dividendi ai soci generando investimenti potenziali di 15-20 volte superiori. Comunque i ricorsi alla Magistratura preannunciati dal Comitato per l’Acqua Pubblica, uniti al blocco della decisione adottata da un direttivo Aato che non rappresenta la stragrande maggioranza dei Comuni e dei cittadini  e che, necessariamente dovrà essere revocato, a cui si aggiunga la salute precaria di Formigoni, obbligheranno, certamente, ad adottare la soluzione qui indicata e che da tempo proponiamo a sordi che non vogliono sentire. Peraltro Aato e Provincia hanno pagato consulenze profumatissime allo studio Sciume', Guffanti e Associati di Milano che e' referente italiano della multinazionale franceseb Suez-Gaz de France e la proposta per la gestione pubblica non e' mai giunta a destinazione. Esiste solo l'ipotesi privata, condita in tutte le salse».


IL COMITATO ACQUA PUBBLICA CREMONESE: «E' l'arroganza del potere innamorato di sé stesso. Ma non ci fermeremo»
«Siamo stati ingenui». Nella nota diffusa ieri dal Comitato Acqua Pubblica cremonese si legge tutta l’amarezza per «lo squallore in cui questi indegni rappresentanti delle istituzioni gettano definitivamente la politica cremonese e lombarda. Salini non avrebbe mai rinunciato ad ottenere il suo scopo, ovvero: privatizzare l’acqua. Combattere è difficile. Combattere obbliga sempre a guardarsi dentro per scoprire dove prendere la forza. Il presidente Salini la forza ce l'ha. Gliel’ha conferita chi lo ha votato: tantissima gente, che va rispettata perché ha votato in piena coscienza. Altra forza gli deriva dal pieno e costante appoggio del presidente Formigoni, il cui potere in Lombardia si fonda su basi solide. E sempre più note. Ma il rispetto non può andare in una sola direzione. Chi decide di privatizzare l'acqua oggi (Italia, 2012) non ha alcun rispetto di quegli stessi elettori. Poiché è evidente che se la maggioranza assoluta dei cremonesi vota sì per l'acqua pubblica, tanti di quei sì sono stati tracciati da elettori di centro-destra. Chi ripropone la privatizzazione finalmente getta la maschera — e di questo dobbiamo essergli grati — e con una pernacchia irride i tanti sindaci che avevano creduto alla volontà reale di “dialogo”. Nessun rispetto per la democrazia o per le regole, ma questo non è una novità e oggi in Italia parlare di regole significa quasi fare dell'umorismo. Per fortuna la magistratura ha scarso senso dell’umorismo. Avremmo una gran voglia di urlare. E di prendercela con i tanti che hanno voltato la testa in questi mesi ed anni, che ci hanno ignorati, che non hanno combattuto con noi. Ma non faremo questo errore, perché abbiamo imparato che le lotte si fanno insieme. E’ il momento di buttarli fuori e riprendere dalle loro mani la nostra acqua e la nostra dignità, oltre i colori politici».


I SINDACI DEL TERRITORIO. Lazzarini (Castelverde): «Deprimente il voltafaccia del Comune di Cremona». Superti (Vescovato): «Il pubblico va rispettato ma il nodo della faccenda sta nella competenza dei sindaci posti nel cda»
«La democrazia e la rappresentanza del territorio sono concetti semplici ma basilari. Quando si saltano questi assiomi significa che siamo caduti estremamente in basso - commenta Carmine Lazzarini, sindaco di Castelverde. - Tutta la dinamica dell’inserimento del Piano d’Ambito all’ultimo momento nell’ordine del giorno induce ad un giudizio estremamente negativo dal punto di vista dell’etica politica. E una delusione è stato anche constatare il comportamento del Comune di Cremona, il cui sindaco Perri aveva assicurato la volontà di mantenere pubblico il servizio».
«Gli effetti e i benefici del pubblico devono essere tenuti in considerazione. Non si può perdere altro tempo: se il pubblico ha delle potenzialità, vanno sfruttate - spiega Giuseppe Superti, sindaco di Vescovato - Ma il nodo della questione, a mio avviso, non è tanto, o solamente, di natura politica bensì amministrativa. Riguarda la profonda preparazione e competenza in materia che dovrebbero avere quei due o tre sindaci inseriti nel c.d.a. per poter essere in grado di affrontare le scelte dell’amministratore delegato. Questo è, a mio avviso, il perno attorno al quale ruota tutta la questione. Lì è il vero controllo, che permetterebbe anche di mantenere basse le tariffe e non gravare costi».


L’ARCI: «La decisione dell’Aato? Un insulto alla democrazia»

«La decisione del CdA dell’Aato, che ha approvato un Piano d’Ambito, di cui è stata chiesta la revoca da 103 sindaci della provincia di Cremona quasi un anno fa, è una decisione inaccettabile ed incomprensibile, irrispettosa della volontà popolare e della dignità dei cittadini e dei Sindaci, un insulto alla democrazia. - sortisce il presidente del Comitato Territoriale dell'Arci Maurizio Mele - Non recepire la richiesta dei Sindaci di revocare il Piano d’Ambito, il non voler riconoscere e rispettare la loro volontà,  significa ignorare la volontà di un intero territorio provinciale,  ma soprattutto di un intero Paese, che civilmente e con regole democratiche, ha chiaramente espresso la sua contrarietà alla privatizzazione dell’acqua. Quelle stesse regole che hanno eletto quegli amministratori che ieri con un atto d’imperio hanno scelto di privatizzare  un bene pubblico da salvaguardare che non può essere assoggettato alle logiche della concorrenza e del profitto. Chiediamo ancora una volta il rispetto della volontà popolare democraticamente espressa con il referendum, ed un confronto corretto e trasparente con i cittadini e con i sindaci. L’acqua non è una merce, è un diritto umano di tutti i cittadini, i servizi idrici sono servizi fondamentali che devono restare pubblici perché sono imprescindibili per la vita. L’acqua è un bene prezioso, un bene comune, limpido e trasparente, come vorremmo fosse la democrazia in questo Paese. per ARCI Comitato Territoriale di Cremona

di Michele Scolari
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