SALVIA (salvia officinalis)

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di Ermanna Allevi
Il suo nome deriva dall'aggettivo latino “salvus” che significa: sano, salvo e dal verbo “salvere” che significa: salvare. Qualcuno sostiene che provenga dal tedesco: Sal-Bei, altri da greco: Sòzo (conservo, proteggo) e da Bios (vita), ciò sta ad indicare che la salvia è una pianta medicinale conosciuta ed apprezzata fin dall'antichità, il suo nome è sempre legato alla parola salvare e vita, per questo era considerata la pianta che conserva e salva la vita. Pianta molto apprezzata anche in cucina sia per il gradevole aroma che dona ai cibi, che per digeribilità che garantisce agli stessi, appartiene alla famiglia delle Lamiaceae (Labiatae) ed è una pianta diffusa in tutti i Paesi e ha diverse specie. La salvia è stata studiata a lungo da Paracelso che ne individuò le proprietà protettive del cavo orale, anche per la forma delle sue foglie, mentre per il loro aspetto argenteo/ lunare le collegò al mondo femminile e ai disturbi tipici del ciclo mestruale e della menopausa. E' una pianta che ama molto il sole e il caldo, per questo è considerata il rimedio ideale per regolare l'eccesso di sudorazione tipico delle donne in menopausa. I Greci e i Romani la consideravano capace di guarire ogni male e rimase inalterato il suo utilizzo anche nelle epoche successive. La Scuola Medica di Salerno, una delle più famose del Medioevo, depositaria della conoscenza medica dell'antichità, aveva dato a questa pianta in nome di: Salvia salvatrix ( salvia che salva). I Romani la consideravano pianta sacra e per questo veniva raccolta senza l'uso di oggetti metallici, indossando una tunica bianca e a piedi scalzi e ben lavati. In un antico erbario si racconta che quando la Vergine Maria dovette fuggire con Gesù, chiese aiuto a tutte le erbe per difendere il suo bambino da re Erode e solo la salvia riparò Gesù col suo fogliame, per questo Maria, grata alla pianta, la fece diventare la preferita degli uomini e le dette il potere di guarire da ogni male. Una antica leggenda narra la storia di quattro ladri che nel 1630, durante un'epidemia di peste, saccheggiarono senza scrupoli le case degli ammalati senza contrarre mai la malattia, catturati, le autorità promisero loro l'immunità in cambio del segreto che aveva impedito ai quattro di non infettarsi. Per salvarsi la vita raccontarono che prima di ogni saccheggio si cospargevano il corpo con un aceto,da loro inventato, formato da salvia, rosmarino, timo e lavanda, quattro piante note anche per le loro proprietà antisettiche e antibatteriche. Nacque cosi “l'aceto dei quatti ladri” che veniva usato anche come antibiotico naturale nei casi di infezione e epidemie. A questa pianta si riconoscono proprietà antiinfiammatorie, balsamiche, digestive, espettoranti, calmanti, battericida, antisudorifera, regolarizza il flusso mestruale, ha un'azione ipoglicemizzante e aumenta la capacità mnemonica. La salvia contiene un chetone complesso che può risultare tossico ad alte dosi, per questo viene usata come aroma e non come insalata. E' controindicata in caso di epilessia e malattie renali. In Liguria viene chiamata: Sarvia, Sauvia; in Piemonte: Marlipò; in Lombardia: Erba savia, Erba mascadella; in Veneto: Salvia da osei; in Friuli: Salvie; in Emilia: Saelvia, Sevia; in Toscana: Salvia domestica, Erba sacra; in Sardegna: Savia bianca.

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