Siccità, qualche palliativo ma nessuna svolta

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Caldo, caldo e ancora caldo. Si susseguono i nomi storici e mitologici, ma dal mito alla realtà la sostanza cambia poco: la calura, sia pur con alti e bassi, ci accompagnerà ancora per un po’. Fino a quando? Difficile stabilirlo.

Mentre infatti al centro sud imperversa “Nerone”, la quinta edizione del potente anticiclone subtropicale, che sta facendo registrare picchi oltre i 40 gradi in Calabria, Puglia e Sicilia (almeno sino a venerdì), il Nord beneficia dell’ormai consueta linea di attrito tra la bolla africana e le code di impulsi perturbati atlantici provenienti dal vortice attualmente posizionato sulla Gran Bretagna che lambiscono Piemonte, Lombardia e Veneto con sporadiche incursioni temporalesche. L’ultima di queste ha imperversato tra lunedì e martedì sulla fascia alpina e pedemontana, sospingendo alcuni refoli d’aria più fresca anche sul cremonese.

In sostanza, nei giorni scorsi è proseguito lo schema metereologico che ha dominato sinora l’estate 2012: ovvero, quello che secondo Alessio Grosso del sito meteolive.it, contempla «un’Italia divisa in due, con una danza di nuvole a ridosso delle Alpi ed un’estate pienamente mediterranea sul resto del Paese». Questa configurazione è destinata a subire un leggero mutamento dalla giornata di giovedì, quando la bolla di calore presente al sud tenderà ad attenuarsi mentre andrà accentuandosi l'instabilità sul nord-est, segnale di un’imminente intrusione di aria più fresca in quota sui versanti orientali del Paese in arrivo dal nord Europa. Altre incursioni d’aria fresca si dovrebbero susseguire tra giovedì 8 e lunedì 13, mentre per Ferragosto si prevede tempo buono e caldo nella norma.

Ciò detto però, è difficile che tale attenuazione del caldo africano si tramuti in una prima crisi dell’estate nell’immediato post Ferragosto. Anzi, gli ultimi dati proposti dai modelli avvalorerebbero più una morte dell’estate per esaurimento stagionale  piuttosto che una fine improvvisa. Nello specifico, non si può escludere a priori una prosecuzione ad oltranza del caldo anche sino a settembre, fino ad eguagliare per durata (3 mesi) il 2003 e probabilmente a battere nuovi record, soprattutto in termini di siccità, rischiando di aggravare una situazione già di per sé piuttosto critica. L’influenza marginale dei veloci impulsi instabili ha contribuito a non far chiudere il mese di luglio con zero millimetri ma complessivamente si è trattato di eventi minori. Anche il nubifragio lampo di lunedì (seguito da frane, smottamenti e allagamenti nel varesotto) ha costituito più un palliativo che un vero e proprio tampone per le acque dei bacini idrici montani e del Po, il quale, seppur cresciuto di una decina di cm, alle 14 di ieri, all'idrometro del ponte di via Eridano, segnava comunque -7,15 metri. Con la siccità prosegue anche la paralisi della navigazione commerciale e delle imbarcazioni da diporto, costrette a restare ormeggiate per il pericolo di scontrarsi con tronchi affioranti. Nel tratto di fiume di fronte alle Colonie Padane, ad esempio, a poca distanza dal Pennello, le fondamenta del vecchio ponte spagnolo rimangono affioranti dalla superficie dell’acqua.

Alla carenza d’acqua corrisponde un’agricoltura sempre più in affanno. Ad essere stati duramente colpiti sono stati decine di migliaia di ettari coltivati di mais, pomodori, barbabietole e girasoli a macchia di leopardo lungo tutta la penisola, dove in alcune zone non piove in modo adeguato da mesi. Sopra i 30 gradi le piante di pomodoro vanno in stress perché non riescono più a lavorare e si fermano, nonostante l’irrigazione che non riesce a sopperire neanche al fabbisogno idrico delle coltivazioni di granoturco. Le coltivazioni in questa fase stagionale si trovano in un momento critico di sviluppo e hanno bisogno dell’acqua per completare il ciclo produttivo. A soffrire con le alte temperature sono anche gli animali negli allevamenti, dove le mucche arrivano a produrre anche il 10 per cento di latte in meno nonostante gli accorgimenti, come doccette o ventilatori, adottati per garantire il refrigerio.

di Michele Scolari

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