Ai cremaschi piace Cremona-Lodi

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Lodi sì. Mantova forse. E’ questo l’orientamento di 23 dei 48 sindaci del Cremasco che hanno preso parte alla riunione promossa dal comune di Crema e dal sindaco Stefania Bonaldi martedì pomeriggio in comune a Crema. Al centro della discussione, il futuro del nostro territorio in una nuova provincia.  Un incontro non facile per la Bonaldi che, subito in apertura,  si è dovuta scontrare con la posizione critica del sindaco  Gian Pietro Denti.

Il primo cittadino di Ripalta Guerina è anche il presidente della Consulta cremasca dei sindaci e si è lamentato per la mancanza di coinvolgimento dell’organismo da lui presieduto e per la scelta della Bonaldi di non coinvolgere nel processo di discussione il presidente della provincia Massimiliano Salini. Quasi tutti appartenenti al centrosinistra, i sindaci intervenuti hanno espresso parere favorevole affinché la nostra provincia rimanga unita e  si accorpi con Lodi. Meno apprezzata la possibilità di accorpamento con Mantova, poiché sussiste il timore di vedere allontanati eccessivamente dal nostro territorio molti dei servizi essenziali per i cittadini cremaschi.

Voce fuori dal coro quella del sindaco leghista di Soncino, Francesco Pedretti:  per una serie di ragioni pratiche e  culturali, lui preferirebbe l’accorpamento con Brescia o Bergamo e si propone di indire un referendum tra i suoi concittadini per capire quale strada seguire.  La vera preoccupazione dei sindaci non è però andare a braccetto con l’uno o l’altro territorio, ma capire quali saranno i contenuti e la ricaduta sui comuni della nuova riorganizzazione provinciale:  tema sollevato sia dal sindaco di Romanengo, Marco Cavalli, sia da quello di Capergnanica, Giorgio Picco, che si sono chiesti a quale accumulo di responsabilità dovranno fare fronte i comuni con la nuova organizzazione territoriale. Alla fine dell’incontro,  che ha visto da più parti l’invito a discutere del tema in sedi più opportune, la decisione di riaggiornare l’assemblea attraverso la convocazione della Consulta dei sindaci del cremasco, in modo da coinvolgere anche l’altra metà dei sindaci che non hanno partecipato all’incontro ma, soprattutto,  per  aprire un canale di dialogo istituzionale con il presidente della provincia Salini.

Il numero uno provinciale in queste ore si sta confrontando  con i presidenti delle province limitrofe per capire la strada migliore da seguire. Una cosa è certa per i sindaci cremaschi: presentarsi soli all’appuntamento dell’accorpamento con una qualsiasi delle province sul tavolo, rischierebbe di penalizzarci. Siamo la provincia di Cremona e dobbiamo rimanere uniti, se non altro per avere più peso al tavolo delle trattative. Una posizione esplicitata con chiarezza dal sindaco di Spino D’Adda, Paolo Riccaboni: «Questo provvedimento calato dall’alto rischia di portarci degli svantaggi. Dobbiamo cercare di evitare le forze centrifughe che rischiano di penalizzarci. Il liberi tutti non va bene. Va bene andare con Lodi, ma non è una proposta che deve interessare solo il Cremasco, bensì tutta la provincia. Se no corriamo il rischio di essere fagocitati». Nei prossimi giorni, quindi, la Consulta dei sindaci si ritroverà per dare il via al corretto processo di definizione della nuova provincia. Il lavoro dei sindaci unito a quello del presidente della provincia Massimiliano Salini sarà poi inviato al Comitato per le autonomie locali, cui spetta il compito di dialogo con Regione Lombardia e il governo centrale.

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