Sabato 19 Apr

A Crema i capannoni più cari d'Italia

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L'interpellanza presentata da Renato Ancorotti sull’articolo 20.2 delle norme tecniche del Pgt sta facendo discutere il mondo produttivo. Il consigliere comunale del Pdl, imprenditore cremasco, sembra aver colpito nel segno. Costruire un polo produttivo nelle zone soggette alla nuova regolamentazione rischia di costare di più rispetto alla media nazionale. Andiamo con ordine. L’articolo cui fa riferimento Ancorotti è il 20.2 del piano delle regole del Pgt approvato dalla passata amministrazione che prevede «la cessione gratuita all’amministrazione comunale del 50% della superficie territoriale dell’area perimetrata per la realizzazione di infrastrutture di interesse pubblico o come forma di compensazione e mitigazione ambientale».

Un’opzione inserita nel Piano di Governo del territorio, in aggiunta a quanto già stabilito dalla legge regionale. Per Ancorotti, la questione è preoccupante. Il fatto di dover cedere all’amministrazione a titolo gratuito una superficie pari al 50% dell’area necessaria per la costruzione di un nuovo capannone, fa lievitare i costi per le nuove costruzioni e di conseguenza penalizza chi vuole fare impresa. Una teoria che è ampiamente condivisa da un altro imprenditore cremasco, Daniele Tarenzi, candidato per la lista civica «Lavoro & Impresa» a sostegno del sindaco Stefania Bonaldi. «Si tratta di una norma assolutamente da rivedere» spiega Tarenzi, «perché è un aggravio sulle spalle di chi vuole costruire».

Ma non solo. Secondo Tarenzi, pensare di cedere delle grandi aree all’amministrazione comunale per la creazione di servizi pubblici, parcheggi e aree di verde, è un costo che alla fine ricade sull’intera collettività. «Proviamo a pensare» spiega Tarenzi, «alle zone lasciate a verde. Grandi zone alla periferia della città vicino alle aree produttive. L’erba va tagliata, va fatta manutenzione, vanno sostenuti costi che sono inevitabilmente pagati dai cittadini». Oppure ancora sottolinea l’imprenditore: «Che senso ha fare grandi parcheggi, come per esempio quelli vicini alla zona della Pierina? Grandi piazzali abbandonati che però vanno asfaltati, tenuti puliti, illuminati, ma non li usa nessuno?».

Anche i rappresentanti delle categorie economiche manifestano forti perplessità. Il segretario della Libera Artigiani, Giuseppe Zucchetti, commenta: «Letta cosi, sembra una follia. Non è certo il modo per aiutare gli imprenditori. Altro che lievitare; qui i costi per la costruzione di nuovi insediamenti rischiano di raddoppiare. Facendo quattro rapidi calcoli ci si accorge che i costi vanno oltre gli standard del mercato». Su una cosa quindi sono tutti concordi, imprenditori e mondo associativo che li rappresenta: questo non è il modo di rendere attrattivo il nostro territorio e di aiutarne la ripresa.

Un concetto ben sintetizzato dal presidente della associazione Autonoma Artigiani Cremaschi, Pierpaolo Soffientini: «In una situazione come quella attuale sarebbe importante dare un aiuto agli imprenditori perché possano dare il loro contributo alla ripresa. L’amministrazione pubblica dovrebbe mettere questi eroi, perché è cosi che mi sento di definirli, nelle condizioni di poterlo fare. Confido nell’amministrazione pubblica del territorio, perché possa incentivare la ripresa con la realizzazione di aree dedicate alle imprese a costi concorrenziali». Per cercare di fare luce sulla materia, estremamente tecnica, abbiamo contattato l’ex assessore all’urbanistica Massimo Piazzi che ha spiegato: «L’articolo cui fa riferimento l’interpellanza riguarda sostanzialmente tre aree della città. Una zona particolare vicino alla Agrimeccanica dove, se devo essere sincero non credo ci siano molte richieste di costruzione, vista la prossimità del corso d’acqua e il rischio di esondazioni, un’area vicino al centro commerciale di Bagnolo Cremasco, dove si prevedeva quindi l’istituzione di una area verde per fare da filtro alla tangenziale, ed infine una area del Pip di Santa Maria, dove potrebbe esserci interesse per recuperare suolo per la costruzione di una strada a nord, verso la ex 591». Sarà. Ma non è detto.

Piazzi ha infine confermato che quanto contenuto nell’articolo citato da Ancorotti, in particolare la famosa percentuale del 50%, è stata una precisa scelta della amministrazione. Una lettura che per Ancorotti, alla luce di quanto richiesto dagli imprenditori e dalle categorie economiche potrebbe aprire delle trattative con l’attuale amministrazione per l’abbattimento della percentuale. La palla passa quindi al sindaco e ai suoi tecnici. La risposa nel primo consiglio comunale utile di settembre.

di Michela Bettinelli Rossi

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