Province: Brescia aperta all'unione con Cremona

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Nel pieno delle discussioni relative ai possibili accorpamenti provinciali, Brescia si rivela un'alleata sempre più ambita per molte realtà lombarde. In tanti sembrano volersi accorpare ai territori guidati dalla Leonessa: sono nove i Comuni dell'alto mantovano che già hanno apertamente dichiarato le proprie intenzioni di perseguire questa strada.

Goito, Castiglione delle Stiviere, Guidizzolo, Volta Mantovana, Cavriana, Solferino, Ponti sul Mincio, Medole e Monzambano sono pronti a dire addio all'appartenenza mantovana per rientrare a tutti gli effetti nella Provincia di Brescia, mentre Mantova continua a perseguire l'idea di una grande provincia del sud est della Lombardia che comprenda Lodi e Cremona; una sorta di "Provincia del Po" che possa costituire un polo alternativo e concorrenziale nei confronti della Leonessa. Di simile avviso anche il presidente della Provincia di Cremona Massimiliano Salini, anche se la sua posizione non è universalmente condivisa: in una intervista pubblicata sul nostro giornale mercoledì 1 agosto, l'ex presidente provinciale Giuseppe Torchio ha avanzato l'ipotesi di un accorpamento a Brescia anche da parte di Cremona.

Tra le ragioni alla base della proposta vi sono la possibilità di unire un territorio che costituisce eccellenza nell'ambito dell'agricoltura ad una realtà altrettanto rilevante dal punto di vista imprenditoriale e la possibilità di rafforzare i collegamenti tra i due territori.

Dal canto suo, la Provincia bresciana risponde alle lusinghe dei Comuni mantovani e quelle cremonesi nello stesso modo, come si evince dalle parole del presidente provinciale di Brescia Daniele Molgora.

Vedrebbe possibile una unione con Cremona?

«La provincia di Brescia è una provincia storica, se Cremona dovesse chiedere l'accorpamento non avremmo nulla in contrario, anche se si tratta di realtà molto diverse. Le decisioni dovrebbero però essere prese dal basso, dovrebbero essere i cittadini a farne richiesta attraverso un referendum. Sono state tirate molte righe sulle cartine nel corso della storia e se ne sono viste le conseguenze. In tutti i casi si è poi dovuto fare i conti con il popolo; meglio che le decisioni vengano prese tenendo conto delle opinioni di chi vive i singoli territori».

Ritiene che dall'accorpamento con Cremona anche Brescia potrebbe trarre dei vantaggi?

«Brescia ha una sua identità e dimensioni notevoli; si tratta della quinta Provincia italiana e della seconda, per importanza, a livello regionale. Per molte cose è il punto di riferimento della Lombardia orientale, ad esempio per quanto riguarda la Corte di Appello: a trarne vantaggio sarebbe più che altro Cremona, ma non precludiamo nessuna possibilità».

State quindi valutando anche la possibilità di non modificare affatto i confini provinciali?

«La Provincia non valuta e non esclude nulla: se arriveranno richieste le prenderemo in considerazione. Si è parlato, ad esempio, dell'accorpamento di alcuni centri dell'alto mantovano, che peraltro hanno molte caratteristiche in comune con il nostro territorio, anche dal punto di vista linguistico; alcuni dialetti sono praticamente bresciani. A decidere deve però poter essere la gente, devono essere gli abitanti. Da parte nostra non escludiamo nulla a priori».

Alla volontà espressa dal presidente provinciale di fare affidamento su referendum da indire nei singoli Comuni costituisce però ostacolo il tempo: per richiedere il volere dei singoli cittadini sarebbero necessarie tempistiche superiori di quelle a disposizione prima che effettivamente avvenga i confini nazionali vengano ridisegnati. Il decreto legislativo ha infatti previsto sessanta giorni dalla data di entrata in vigore l della legge di conversione del decreto per il Governo per adottare la legge di riordino.

di Martina Pugno

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Commenti (1)Add Comment
laura Bosio
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scritto da Sara78, agosto 07, 2012
Quello che mi chiedo io è: alla fine cosa cambia per le persone comuni?

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