Londra 2012: Italia a segno in punta di fioretto

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Se non ci fosse la scherma... Dalle pedane sono arrivate tre delle sei medaglie d’oro conquistate fino ad ora dall’Italia, oltre ad importanti piazzamenti in zona medaglia. La scuola azzurra sta diventando un modello, tanto che molti allenatori italiani sono corteggiati dalle altre federazioni. Ma oltre ad ottimi tecnici, possiamo vantare atleti di grande valore, poco avvezzi alla vita mondana, ma dominatori in gara. Come le meravigliose ragazze del fioretto (nella foto), che hanno portato a casa tutte e quattro le medaglie in palio nella propria specialità, con due successi che fanno storia. Simbolo di questo autentico dream team è Valentina Vezzali, che a 38 anni pensa già a Rio 2016, senza dimenticare gli impegni di mamma e moglie. Una campionessa anche di modestia, che per la quinta olimpiade consecutiva torna a casa con almeno un oro al collo, diventando l’Italiana più medagliata nella storia delle Olimpiadi con 6 ori, 1 argento e due bronzi. Accanto alla jesina, sono cresciute campionesse del calibro di Errigo e Di Francisca, a conferma di un serbatoio inesauribile. Bravi anche i fiorettisti, che a squadre (oro) hanno riscattato la prova individuale. Purtroppo molte altre discipline azzurre non sembrano all’altezza della rassegna olimpica ed è per questo che grazie alla scherma (bronzo anche nella sciabola a squadre) e al tiro (a segno e con l’arco) rimaniamo a galla nel medagliere. Da applausi il trionfo di Jessica Rossi, una campionessa nello sport e nella vita. Ma la seconda parte dei Giochi potrebbe rivelarsi molto dura, perché scenderanno in campo gli atleti meno quotati della spedizione italiana. Non ci resta che aggrapparci alla speranza che qualcuno vada oltre i proprio limiti, ma è chiaro che lo sport italiano deve interrogarsi sulla mancanza di programmazione, che impedisce a molto discipline di effettuare un efficace ricambio generazionale. Per il resto, i Giochi di Londra confermano la mancanza di un vero dominatore: chi pensava che Ryan Lochte potesse emulare Michael Phelps, è rimasto deluso. Proprio il fenomeno di Baltimora, molto meno cannibale rispetto a Pechino, ma a segno in quettro prove, è diventato più simpatico e sono molti gli sportivi che lo hanno spinto a vincere meritatamente i 100 misti e i 100 farfalla. Nulla da fare, invece, per gli avversari di Usain Bolt, che ni 100 ha confermato di essere il padrone della velocità.

di Fabio Varesi
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