Stop ai farmaci "griffati"

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Le ricette mediche non riporteranno più solo il nome del farmaco prescritto, ma dovranno obbligatoriamente indicare il principio attivo: questa la novità introdotta dall'emendamento alla “spending review” approvato lunedì 30 luglio dalla Commissione Bilancio del Senato, che già ha generato proteste da parte dell'industria farmaceutica.

D'ora in avanti, quando dello stesso trattamento sono disponibili sul mercato più farmaci equivalenti, il medico sarà tenuto ad indicare solamente il principio attivo sulla ricetta, mentre avrà libera facoltà di aggiungere anche il nome del farmaco specifico. Se specificato sulla ricetta da parte del medico con sintetica motivazione, tale indicazione sarà vincolante per il farmacista. In caso contrario, al paziente andrà la libera scelta di acquistare il cosiddetto "farmaco griffato", oppure un prodotto equivalente contenente lo stesso principio attivo. In questo modo, il paziente potrà scegliere il prodotto da acquistare anche in base al prezzo.

Positivo il parere di Altroconsumo, l'associazione di consumatori che, con un comunicato stampa, ha sottolineato come l'emendamento permetterà di raggiungere un notevole risparmio: «Bene il provvedimento nella ‘spending review’ che obbliga a indicare il principio attivo in ricetta anziché il farmaco di marca; il risparmio per il pubblico e per i singoli consumatori ci sarà: nel 2011 i cittadini hanno speso 1.32 milioni di euro tra ticket e quota a carico del paziente per aver scelto la specialità di marca invece che il generico, quasi sempre senza un motivo clinico. Un aumento del 13.3% rispetto al 2010».

Secondo l'associazione, i vantaggi per i pazienti saranno molteplici, in primis lo sviluppo di una maggiore consapevolezza di ciò che si andrà ad assumere, prendendo come riferimento, appunto, il principio attivo, anziché nomi di fantasia dei singoli farmaci immessi sul mercato. In questo modo, si eviterebbe inoltre il rischio di assunzione di farmaci diversi basati sullo stesso principio attivo.

A trarne vantaggio, come sottolinea Altroconsumo, saranno anche le aziende produttrici dei prodotti equivalenti, aprendo maggiormente un mercato che nel corso degli anni non è ancora riuscito a diventare effettivamente competitivo nei confronti delle grandi aziende del settore, a fronte di medicinali di medesima efficacia e sicurezza. Molto diverso invece il parere di Farmindustria, che denuncia il provvedimento come «un duro colpo al cuore dell'industria farmaceutica» che non apporterà benefici economici al Servizio sanitario nazionale: «il servizio sanitario già oggi rimborsa solo il farmaco generico equivalente al più basso costo, dunque non vi sarà nessun tipo di risparmio».

Il malcontento è stato espresso anche dal segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg) Giacomo Milillo, che ha sottolineato come, in questo modo, "non sarà più il medico a decidere quale farmaco il paziente dovrà prendere, bensì tale indicazione arriverà dal farmacista. Questo provvedimento comporta, inoltre, un carico burocratico ulteriore che distrae dall’attività di assistenza e nega al professionista la possibilità di prescrivere liberamente il farmaco che ritiene più idoneo per la cura dei propri pazienti". Il rischio, secondo la Federazione, è quello di non avere più pieno controllo sulla terapia assunta dai singoli pazienti, che potrebbero fare maggiore confusione al momento dell'acquisto e dell'assunzione, mentre risulterebbe più difficile da parte del medico curante monitorare gli effetti collaterali e l'efficacia del farmaco in corso di assunzione.

Un rischio che, invece, esiste solo in parte secondo i farmacisti, come spiega il dottor Giuseppe Leggeri, titolare della farmacia Leggeri di Cremona: «Prima di esprimere un parere specifico sulla normativa vogliamo aspettare di leggere il testo della legge; ad ogni modo, ritengo che l'unico rischio possa essere quello di una maggiore confusione da parte del paziente, che deriva dalle attuali scarse conoscenze in merito; basti leggere l'articolo pubblicato su "Il Giornale" di domenica 29 luglio a firma di Antonio Signorini, che indica erroneamente il paracetamolo quale principio attivo dell'Aspirina. I pazienti dovranno essere più consapevoli. La possibilità di indicare il principio attivo al posto del farmaco, tuttavia, era già prevista dall'attuale normativa e alcuni medici già ne fanno ricorso». Una novità solo parziale, dunque, almeno per i farmacisti, che attualmente sono comunque tenuti a indicare ai propri clienti i farmaci equivalenti dal costo più contenuto, se esistenti. «Da parte nostra, siamo preparati».

Di simile avviso anche il farmacista Federico Zamboni, della farmacia Zamboni di Cremona: «In attesa di leggere il testo del decreto, posso comunque confermare che resterà il medico a decidere, dal momento che resta a lui la possibilità di indicare, accanto al principio attivo, anche il farmaco specifico».

di Martina Pugno

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