Quando la “monnezza" diventa una risorsa

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Ma come facevano i nostri vecchi, i contadini? Mica buttavano via tutto! E allora impariamo da loro!». Parola del “Re Mida” svedese Lars Bernhardsen, amministratore delegato della Hem di Helmstad, la società che trasforma la “monnezza” campana in “oro”,  importandola per produrre energia e facendosi pure pagare per questo (come segnalato da "La Stampa"). Proverbiale “efficienza” nordeuropea? Ma anche in parecchie regioni italiane c’è chi ha provato a ripensare lo smaltimento dei rifiuti in modo più produttivo e meno dispersivo. Questo anche nel cremonese, dove è nato “Amali, rifiuti = risorse”, un progetto per ripensare i rifiuti come una risorsa, ottimizzando la raccolta ed i suoi costi. Ne abbiamo parlato con i firmatari dell’iniziativa (inviata a tutti i sindaci della Provincia): Maria Grazia Bonfante, Capogruppo Consiliare “Vescovato insieme si cambia” (Vescovato), Ferruccio Rizzi, Consigliere Comunale Comune di Casalmorano, Riccardo Ulivi, Capogruppo Consiliare “Apertamente”, e Guido Ongaro, Vicesindaco Comune di Madignano.

Come nasce il progetto “Amali”?

«Dallo scorso mese di novembre abbiamo iniziato a documentarci incontrando persone, visitando esperienze funzionanti, perché comuni e territori virtuosi esistono e già da dieci anni considerano i rifiuti come risorse. In effetti, dal punto di vista energetico, bruciare i rifiuti sarebbe un non senso, perché azzeriamo  tutta l’energia che è servita a produrli, anziché riusarli o riciclarli. E le zone virtuose sono accanto a noi, in Veneto, in Piemonte, in Toscana, in Friuli, in Trentino. Da qui abbiamo iniziato con grande determinazione e utopia a pianificare incontri individuali con associazioni del territorio provinciale, con amministratori sensibili, con scuole. La prima associazione è stata Luci di Cremona, una realtà attenta che ha condiviso da subito l’idealità e insieme abbiamo iniziato la ricerca di numeri e interlocutori. Altri contatti sono venuti dal Comitato “Salviamo il paesaggio” e poi è stato un passa parola, perché la proposta replica esperienze già collaudate. Ed è incredibile,  a guardare i vantaggi che porta, che nessuno ci abbia ancora pensato. E’ stata accolta ogni volta che è stata illustrata. E’ necessario un cambio culturale, modificando la logica di linearità dei nostri comportamenti che ci inducono ad estrarre, utilizzare e buttare in una logica circolare di riuso e riciclo per “n” volte. Il riciclo è una delle componenti più dinamiche della green economy e contribuisce alla riduzione dei carichi ambientali (emissioni e risparmio di materie vergini e acqua), alla creazione di occupazione (1 a 20 rispetto all'inceneritore), a rafforzare le risorse base per l'economia (le materie prime seconde consentono un risparmio del 60/70% alle aziende). Il riciclo consente un notevole risparmio energetico, la riduzione della Tarsu; può essere collocato in area dismessa senza consumo di suolo ed è un impianto a scalare, ha un ritorno sull’investimento di 2,5 anni, non usufruisce di contributi pubblici lasciandoli alle vere rinnovabili, fa decadere le procedure di infrazione Ue».

Il progetto contempla la fattibilità di un impianto di riciclaggio nella provincia di Cremona. Di che si tratta esattamente?

«Innanzitutto si deve affrontare la progressiva restrizione del Rifiuto urbano residuo (Rur) per l’effetto convergente di pratiche di prevenzione e di aumento del livello di Rd (porta a porta puntuale: pago quello che produco), garantire la stabilizzazione delle frazioni organiche ancora contenute nel Rur, sottrarre dai flussi residui destinati a collocazione finale in discarica, le frazioni cellulosiche, plastiche, metalliche, ecc. in modo da conseguire il duplice effetto di minimizzare il ricorso alla discarica e dare risposta alle previsioni del D.lgs. 36/03 sul divieto di conferimento a discarica di materiali ad elevato potere calorifico. Ricordiamo che l’inceneritore non ha l’impianto di preselezione attivo e neppure lo prevede con l’ammodernamento, quindi non stiamo rispettando il dettato normativo. Valorizzare i materiali ancora contenuti nel Rur si può perseguire efficacemente integrando gli impianti di Tmb (Trattamento meccanico biologico, ndr) con linee di trattamento delle frazioni secche, che combinando vari tipi di selezione (dimensionale, densimetrica, ottica, manuale ecc.) ed ulteriori trattamenti di valorizzazione (quali la estrusione delle componenti plastiche eterogenee per la produzione di granulati sintetici da usare in edilizia) consentano di recuperare materiali, riducendo il volume complessivo degli scarti da avviare a discarica e diminuendone il Pci (Potere calorifico inferiore, ndr)».

L’impianto è destinato coprire una porzione specifica o l’intero territorio provinciale?

«Gli impianti in questione sono a scalare, quindi modulabili sulle necessità e non rigidamente impostati su quantitativi fissi predefiniti».

In che modo l’impianto potrebbe assicurare un miglioramento della raccolta differenziata, obbligatoria per legge?

«Gli adempimenti normativi riguardano sia la percentuale di RD che di recupero di materia. Quest’ultimo già nel 2008 doveva essere il 60% dell’immesso, mentre la provincia di Cremona si attesta al 52,8% della porzione di raccolta differenziata del 59,6%. La raccolta differenziata deve essere di qualità per permettere il riciclaggio (le MPS, materie prime seconde, sono normate nei requisiti) e ormai è provato che la si ottiene con il servizio “porta a porta”. Servizio che è già stato ottimizzato in altri territori introducendo la tariffazione puntuale (pago quello che produco) con la conseguente significativa riduzione della produzione di rifiuti, portando un notevole miglioramento della percentuale, riducendo i costi attraverso un bilanciamento fra minori prese dell’indifferenziato (produzione bassa) e ricavi dalla vendita della frazione differenziata».

Il progetto potrebbe offrire anche una soluzione a fronte delle linee del prossimo programma ambientale Ue, nel quale è prevista una netta riduzione della produzione dei rifiuti, il divieto di incenerimento dei rifiuti riciclabili o compostabili e il divieto di smaltimento in discarica per quelli raccolti separatamente?

«Sì, attraverso le fasi anzidette di stabilizzazione biologica , riduzione del Rur e riciclaggio delle frazioni secche . A corredo sono previsti punti di analisi del rifiuto urbano residuo (Rur) che devono dare informazioni sulla composizione dello stesso, informazioni che in un meccanismo di feedback consentono di individuare le aree di ulteriore miglioramento delle Rd (frazioni non sufficientemente intercettate); fornire informazioni agli Enti Locali, sulla produzione di campagne informative mirate per richiamare l’attenzione su comportamenti di differenziazione non ancora ottimizzati; individuare i materiali presenti nel Rur non riciclabili né altrimenti recuperabili, e classificarli in ordine di importanza (ponderale e di pericolosità) allo scopo di impostare strategie e pratiche locali per la riduzione della immissione al consumo di tali materiali o lo sviluppo di comportamenti mirati».

Nel progetto è contemplata anche la diminuzione (o l’eliminazione) dell’attuale sperequazione di tariffe fra i cittadini della provincia (che dipende dal gestore e dalla percentuale di raccolta differenziata)?

«La tariffa a livello provinciale tiene conto di tutti i costi che si sostengono nella gestione, poi declina a livello comunale in base al gestore e alla percentuale di Rd.  E’ chiaro che sempre di più diventa oneroso mantenere un inceneritore se via via tutti i comuni rispettano la normativa di minimo di Rd tenendo conto che il 65% per la provincia di Cremona è obiettivo da raggiungere, per l’UE sarà il minimo da cui partire. Non è possibile far coesistere un inceneritore con il rispetto del livello di RD, se questa incongruenza cessa anche le tariffe/tasse diventano eque e il cittadino si sente maggiormente coinvolto ad una gestione dei rifiuti come risorse».

Parlando di risparmio, la differenziata e il riciclaggio inciderebbero sensibilmente sui costi, alleggerendo di conseguenza anche la tariffa provinciale e le Tia o Tarsu comunali?

«Gli esempi si sprecano nelle realtà che attuano già da almeno un decennio il riciclaggio, l’abbattimento della Tarsu è minimo del 20% subito oltre a tutti i vantaggi che abbiamo già detto in termini di occupazione, risparmio per le imprese, rispetto dell’ambiente, tutela della salute».

Il primato che, negli anni 80,  deteneva la nostra regione in tema di trattamento  rifiuti  è andato scemando. Perché?

«La nostra regione ha sempre incentivato nei piani regionali dei rifiuti lo smaltimento anziché il riciclaggio, infatti i finanziamenti sono andati a inceneritori e a discariche. Impianti rigidi che necessitano di quantitativi fissi e costanti di rifiuti, quindi anacronistici e onerosissimi rispetto all’evoluzione della normativa e dell’economia. Diventa poi insostenibile tenerli alimentati e assicurare i livelli di RD richiesti dalla legge. E le infrazioni chi le paga? La riduzione, fra le altre, si ottiene con  la tariffazione puntuale ossia pago quello che produco, il cittadino è motivato a ridurre la quantità che produce. Spesso conoscendo il solo dato di Rd si rende poco conto delle tonnellate che a fine anno sono prodotte e vengono smaltite. Senza parlare della discussione ancora in corso sugli effetti sulla salute nonostante ci sia un’ampia letteratura scientifica al riguardo con studi ufficiali di Germania e Francia».

Se si dovesse diffondere, questo progetto potrebbe contribuire a riportare la Lombardia ai livelli qualitativi di 10-15 anni fa?

«Potremmo anche fare di più visto che il sistema del riciclo è una vera e propria filiera industriale e l’Italia è al secondo posto in Europa dopo la Germania. Non solo, nel rapporto RU 2012 (dati 2010) abbiamo importato 202 mila ton di cui il 76% rifiuti di legno destinato a impianti di produzione di pannelli truciolari e la Lombardia con l’Emilia Romagna sono le due regioni maggiori importatrici. La provincia di Cremona ha autorizzato 140 impianti fra biogas e biomasse legnose e sta terminando la costruzione di quella adiacente all’incenerito. Per il teleriscaldamento? Nel Nord Europa è da vent’anni che l’hanno abbandonato perché troppo oneroso».

di Michele Scolari
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Commenti (1)Add Comment
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scritto da ricky, maggio 27, 2013
un commento tardivo: sarebbe bello che chi ha apprezzato con un "mi piace" facesse anche un commento.
Sarebbe ancor più bello che chi non apprezza (con un "non mi piace") motivasse il suo disaccordo; ma è noto che è difficile (e scomodo) convincersi che il confronto dei pareri è un potente strumento di crescita.
Ma come si fa...

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