Palazzo Grasselli, inserito tra le 15 voci che compongono la scheda dei beni che il Comune intenderebbe alienare, si potrebbe vendere senza tradire quanto espresso nel testamento da
Ippolito Grasselli. Sarebbe quanto comunicato dal notaio
Giovanni Corioni dopo il testo interpretativo del testamento sottoposto agli eredi di
Giulio e Giancarlo Grasselli, finalizzato a verificare la portata delle clausole testamentarie ai fini della più corretta disposizione del bene. Nel testamento con il quale lasciava il palazzo al Comune di Cremona, pubblicato con verbale del 13 maggio 1961 n. 6379/2602 di repertorio notaio
Luigi Valcarenghi, Ippolito Grasselli specificava: «Intendo però che l’immobile, cessato l’usufrutto, sia in perpetuo o per gli usi attuali con l’utilizzo di redditi per gli scopi istituzionali del legatario oppure a scopi di istruzione e che, in ambo i casi, non venga alterato il carattere monumentale dell’edificio».
