Domenica 23 Nov

Acquisti online, come difendersi dalla truffe

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Prima ha rubato l'identità di una ventisettenne, poi tramite il web ha truffato ventisette persone proponendo vendite di beni mai consegnati: quello del ventiduenne messinese fermato nei giorni scorsi dalla polizia di Nardò è solo il più recente esempio delle tante truffe che si possono celare dietro un annuncio pubblicato su internet. Non è andata meglio ai seicento correntisti che, appena un mese fa, si sono visti privare di oltre due milioni di euro complessivi da una banda di truffatori del milanese.

Se effettuare acquisti tramite il web offre un'indubbia comodità e altrettanta rapidità, lo stesso non si può dire per la trasparenza e la sicurezza. «Le frodi più diffuse - spiega l'ispettore della Polizia Postale Alberto Casarotti - sono quelle messe in atto tramite portali di aste e vendite tra privati. Bisogna fare una distinzione tra negozi reali, che offrono una vetrina fisica e sono muniti di licenza dei Comuni di residenza, e siti di annunci tra privati. Nel primo caso le truffe sono estremamente sporadiche. Nel secondo caso, invece, i rischi più comuni sono che l’oggetto venga venduto più di una volta, che non venga mai inviato, oppure che sia merce di provenienza illecita, come beni rubati oppure contraffatti».

Ci sono però alcuni accorgimenti che possono essere adottati per evitare di cadere vittime di malintenzionati telematici: «Il primo consiglio è quello di controllare i feedback del venditore lasciati da precedenti acquirenti: più sono positivi meno si rischia di essere incorsi in un truffatore. Un altro campanello di allarme è il prezzo del bene messo in vendita: se è troppo basso rispetto a quello di mercato potrebbe rivelare merce contraffatta o rubata». Una sicurezza, in questo caso, può essere data dal confronto del prezzo del prodotto in vendita con quello dello stesso bene nei tradizionali negozi. Una ulteriore tutela è offerta dalla provenienza italiana del venditore, poiché in caso di frode sarà possibile per la polizia postale intervenire e identificare il colpevole. «Per acquisti effettuati presso utenti stranieri non sempre è possibile istituire la rogatoria e condurre le dovute indagini a livello internazionale». Una volta effettuato l'acquisto, è importante anche concordare un metodo di pagamento che sia in grado di tutelare l'acquirente e i suoi dati. «La massima garanzia è offerta da Paypal, perché permette di non divulgare i propri dati sensibili e garantisce la tracciabilità del pagamento. Meglio evitare, invece, i pagamenti e le operazioni di money transfer verso l’estero, anche per scongiurare un altro rischio, ovvero quello di aggiudicarsi un bene che in Italia è considerato illegale.

E’ il caso di alcuni farmaci, che possono essere venduti in alcuni Paesi stranieri ma che se acquistati e importati in Italia possono far incorrere l’acquirente in sanzioni penali. La responsabilità, in questo caso, è interamente di chi effettua l'acquisto: la legge, si sa, non ammette ignoranza, pertanto è chi compra il bene che deve essere consapevole della sua legalità». Se nonostante aver prestato la massima attenzione e aver messo in atto tutte le dovute precauzioni ci si riscopre tuttavia vittima di frode si può procedere con la denuncia, così come in caso di phishing: «Attenzione ai falsi portali, che possono catturare i dati della carta permettendo al truffatore di accedere al conto corrente dell’acquirente. Si tratta di portali che riprendono in tutto e per tutto la grafica e i loghi dei principali istituti bancari, tanto da rendere difficile il riconoscimento. Fate attenzione che l’indicazione nella barra dell’indirizzo passi da “http” a “https” e che in fondo compaia il simbolo di un lucchetto: questi due elementi devono essere entrambi presenti per garantire una connessione sicura e dati criptati. Se manca anche solo uno di questi due simboli l’utente deve abbandonare immediatamente la pagina; se ha già inserito i dati deve contattare immediatamente il proprio istituto di credito per far bloccare il conto e le eventuali carte ad esso collegate. Bisogna tenere presente che spesso gli istituti bancari non rispondono di perdite ottenute in questo modo perché il furto non è opera di terzi, ma distrazione dell’acquirente. E’ come andare in giro con il bancomat e il suo pin attaccato».

di Martina Pugno


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