Sabato 19 Apr

Cremona - «Oggi in molti voterebbero Corada»

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Roberto Vitali, subentra al compianto Angelo Zanibelli, in Consiglio comunale. Duro l’attacco al sindaco Perri.
Duro attacco al sindaco Oreste Perri e alla sua Giunta da parte di Roberto Vitali, durante il suo discorso di insediamento in Consiglio comunale al posto di Angelo Zanibelli, recentemente scomparso. Vitali attacca il sindaco mettendo in discussione il suo gradimento tra la popolazione e la sua reale capacità di essere innovatore. Egli fa riferimento di molti cittadini "pentiti", che se potessero tornare indietro nel tempo, oggi «sicuramente voterebbero Corada - anziché Perri -, meno prono ad ascoltare coloro i quali si ritengono più uguali degli altri, venendo a creare una condizione civica che rimanda ad aspetti podestarili o comunque riferite a tempi antecedenti a quelli sanciti e scritti nel cuore di ognuno di noi dalla Costituzione Italiana». Secondo Vitali, il suo predecessore Zanibelli aveva visto lontano dichiarando, durante la campagna elettorale, di voler sostenere Corada, «cogliendo, per paradosso, che il cambiamento desiderato da tanti concittadini sarebbe stato probabilmente meglio tentato dal cosiddetto “vecchio”, rispetto al presunto “nuovo”» ha detto il neo consigliere. «Oggi, infatti, si ha la diffusa convinzione che il termine cambiamento, abbinato alla figura di Perri sia stato solo un proclama illusorio ed una burla di cattivo gusto ». Tuttavia Vitali lascia all'attuale Giunta anche il beneficio del dubbio, sottolineando che «Ci sono ancora quasi due anni davanti, prima delle prossime elezioni amministrative, per contraddire quanto ho appena detto. E sarò molto lieto e contento di poter essere contraddetto».

Vitali ha parlato quindi del pesante fardello che ha ereditato, di cui non sarà facile essere all'altezza. «Quello che il ruolo di neo-consigliere m’impone nel presente, è sicuramente cercare di porre il luminoso esempio di Zanibelli nell’ottica di un costante e fattivo riferimento». Vitali, già in apertura del suo discorso, non ha nascosto la sua preoccupazione per il momento che sta attraversando il sistema politico cittadino. «Ciò che mi angustia di più è la consapevolezza di essere divenuto rappresentante dei cittadini di Cremona in un momento in cui la nostra comunità sembra aver posto un velo sul tessuto delle reciproche relazioni, sul reticolo degli stessi rapporti con le Istituzioni. Istituzioni vissute, purtroppo, ed interpretate come obsolete, ossia concepite in termini di inadeguatezza rispetto ai bisogni emergenti. Non so se questo comune sentire corrisponda alla realtà dei fatti, o sia invece semplicemente influenzato dalle disavventure fantozziane e ladronesche della cosiddetta casta e dei continui favori che questa casta riceve». Il clima che si respira in città, secondo il consigliere, è di rifiuto vero e proprio nei confronti della politica. «Vado respirando ogni giorno, nei molteplici contatti che mantengo con numerosi interlocutori, il disgusto della gente stessa al solo sentire la parola “politica”, come se esistesse solo la “mala politica” e non anche la “buona politica”, oppure non esistesse nemmeno la speranza di una “buona politica”, una politica al servizio di tutti e non solo di qualche privilegiato, già favorito dalla vita per le sue condizioni di censo». Un altro attacco a Cremona e alla sua classe dirigente arriva dalle riflessioni che lo stesso Vitali ha potuto raccogliere durante i laboratori politici dell'associazione Visioni contemporanee, di cui egli è l'organizzatore. «Ogni crisi, da sempre, ha prodotto cambiamenti, sia nei singoli e sia nei gruppi e nelle associazioni nelle quali la società civile si accorpa. Nel nostro caso cremonese la crisi sembra invece produrre solo conservazione, ingessatura, rattrappimento ed isolamento, disaffezione ed indifferenza. Si coglie un vacillare delle relazioni, uno sfiorire dello spirito di cittadinanza, lo sfuocarsi d’impulsi d’impegno costruttivo.

E sembra così regnare il fai da te, la risposta furbesca nell’individualismo di maniera. Queste considerazioni non sono altro che il frutto della condivisione con i lavori di un libero laboratorio d’idee, e di pubblici confronti ai quali ho assistito in modo intenso negli ultimi due anni, nella stessa sede in cui ho coltivato pure un franco rapporto con Angelo Zanibelli. In questa sede ho avuto l’opportunità di approfondire e di arricchirmi delle puntuali risposte del mio predecessore. E così ho ricevuto da lui una bella lezione sul piano della trasversalità. Per Zanibelli, infatti, non c’era destra, sinistra, centro. C’era solo la città, i suoi cittadini ed il futuro di Cremona e dei suoi abitanti, liberi, forti ed uguali». Come figlio di operaio, e da sempre imprenditore di se stesso (tranne un breve periodo come precario in Comune), Vitali ha sottolineato di capire bene «l’immaginario e il disagio della gente comune, quella che lavora in fabbrica, nei cantieri, nei campi, dietro al bancone di un negozio o sotto la tenda di una bancarella, di fronte, ad esempio, a forme di privilegio che l’apparato pubblico si è dato senza alcun oggettivo confronto con l’altra parte della società delle professioni e dei mestieri ».

Vitali ha sottolineato quindi i principali problemi del tessuto sociale: «Da una parte, si ha il mondo della produzione sempre più tassato e infastidito, dall’altra si ha invece una burocrazia obsoleta, spesso parassitaria, sempre più premiata ai livelli apicali». Non poteva mancare quindi, un cenno alla spending review, nel giorno in cui il Governo ha preso posizione sui tagli. «Personalmente sono sempre stato sconcertato nel leggere l’ammontare dei cosiddetti premi per i dirigenti comunali di Cremona» ha spiegato. «Non ne ho mai capito le ragioni. Certo, adesso, avrò qualche possibilità in più per capirlo, nella speranza che i premi abbiano qualche attinenza con i risultati; risultati che, dall’esterno, si fa una gran fatica a cogliere e registrare. Per concludere voglio solo dire che sono e sarò aperto al confronto con tutti. Sono e sarò pronto ad essere convinto dalle buone ragioni degli altri e a manifestare quelle che considero le mie buone ragioni e le buone ragionI dell’Udc. Desidero solo averne l’opportunità».

di Laura Bosio

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