Servizi scolastici, largo ai privati?

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CREMONA- La scelta del Comune di esternalizzare alcuni servizi, tra cui quello del tempo pieno delle scuole comunali, ha provocato una forte contrarietà nel mondo sindacale. «L’ennesima scelta adottata senza consultarci» sottolinea Donata Bertoletti, segretaria confederale Cgil. «Non c’è stato, infatti, alcun tipo di comunicazione o consultazione preventiva. Come al solito abbiamo saputo le cose dai giornali. E come al solito non abbiamo avuto comunicazioni aggiuntive. Ora il Comune si è detto disponibile a rivedere le proprie scelte sull’Imu, sugli incrementi delle tariffe e sulle esternalizzazioni, dichiarandosi disponibile a un confronto. Per questo motivo ora chiederemo una serie di incontri, sperando che nel frattempo l’amministrazione provveda a informarci dettagliatamente sulle scelte intraprese». Non sarà comunque una battaglia semplice, soprattutto perché si parla di un tema molto delicato, come quello della scuola. «Il sistema scolastico comunale è sempre stato un punto di eccellenza per la nostra città» continua Bertoletti. «Per questo motivo deve restare completamente comunale. Il servizio pubblico deve essere tutelato, e allo stesso modo le professionalità che in esso si sono formate, anche se precarie. Questo, sia chiaro, non significa che non vi sia la necessità di ottimizzare spese e servizio, tutt’altro. Non credo, però, che esternalizzare sia la soluzione migliore, né dal punto di vista della qualità del servizio che per quanto riguarda la qualità del lavoro».

Anche per questo i sindacati hanno chiesto di poter incontrare, a fronte della disponibilità espressa dal sindaco Oreste Perri, l’assessore alle politiche educative Jane Alquati. «Non possiamo accettare passivamente delle scelte che incidono in questo modo sull’attività scolastica» aggiunge Monica Manfredini, segretario confederale della Cisl. «Il Comune ha ipotizzato di ridurre i costi del 60%, asserendo che questo non avrebbe inciso sulla qualità. Questo però è impossibile, a meno che il Comune non abbia intenzione di tagliare gli stipendi senza diminuire il carico del lavoro, cosa peraltro non accettabile. D’altro canto esternalizzare il servizio significa che invece di assumere ogni anno docenti precari, che però hanno già una forte esperienza e professionalità, si subappalta tutto a una cooperativa sociale, con il rischio di vedere lavorare docenti a stipendi molto più bassi». Dunque ben venga una riorganizzazione interna del lavoro, secondo la Cisl, ma non in questi termini. «Se l’organizzazione interna è sbagliata siamo i primi a dire che vi si debba mettere mano» conclude Manfredini. «Tuttavia questo non deve assolutamente incidere sulla qualità di vita dei lavoratori».

 di Laura Bosio

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