Oplà: la Frecciarossa diventa Frecciargento, posti in piedi

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Sulla banchina della stazione di Piacenza sono passate da pochi minuti le 6.30 di lunedì 11 giugno. Due cremonesi, assieme ad altri viaggiatori, stanno aspettando il treno Frecciarossa in arrivo da Milano Centrale. Destinazione: Roma Termini. Con alcuni minuti di ritardo (ma ormai chi ci fa più caso?) il serpente colorato appare sferragliando all’orizzonte. Man mano che il convoglio si avvicina però, l’espressione di sollievo dei passeggeri si tramuta progressivamente in aperto stupore: il colore è argentato, mentre molti sul biglietto hanno prenotato un posto sul Frecciarossa. Punti interrogativi sulla banchina, assieme a qualche punto esclamativo.

Il serpente argentato ferma cigolando, si affaccia il capotreno che subito viene bersagliato di domande per chiarire se si tratta di un ritardo o di una vera e propria sostituzione. Niente da fare: il personale invita i passeggeri a salire. Le cose si chiariranno a bordo: non c’è un minuto da perdere, si capisce. I passeggeri prendono diligentemente posto secondo la numerazione indicata sul biglietto. Coloro che sono in possesso di un biglietto per Frecciarossa, compresi i due cremonesi, cercano il capotreno che però sembra sparito. Quando riescono a recuperarlo tornano a chiedergli come mai sono finiti su un Frecciargento. Viene loro spiegato che proprio da quel giorno sino alla fine dell’estate il Frecciarossa sul tratto Milano Roma verrà sostituito dal Frecciargento. Da un rapido confronto tra i passeggeri emerge che lo scambio dei treni era stato comunicato a chi aveva fatto la propria prenotazione su internet, mentre coloro che avevano fatto il biglietto allo sportello, tra cui i due cremonesi, non erano stati informati di nulla. Comprensibili le rimostranze di questi ultimi, dato che il Frecciargento offre un servizio, e un prezzo di biglietto, inferiore al Frecciarossa. Ma non è finita.

Il treno nel frattempo giunge a Parma, dove salgono altri passeggeri con lo stesso problema. Alcuni di questi si avvicinano ai posti già occupati dicendo agli occupanti che il numero è quello segnato sul loro biglietto. Si sentono rispondere la stessa cosa. Si guardano, intuiscono. Poi cercano il capotreno che è di nuovo misteriosamente sparito. Intanto a Bologna salgono altri passeggeri ancora. Anche tra loro molti estraggono un biglietto per Frecciarossa cercando il capotreno. Ed anche per loro si ripete la storia dell'overbooking.

Quando il capotreno riemerge il gruppo dei passeggeri si è trasformato in una manifestazione No Tav. Gli chiedono spiegazioni sulla prenotazione dei singoli posti a più persone contemporaneamente. Si sentono rispondere che, a causa dello scambio dei treni, alcuni dei biglietti erogati per Frecciargento e Frecciarossa presentano lo stesso numero. Spiegazione in fondo razionale, quando le prenotazioni associate al singolo posto sono due. Insufficiente a chiarire quando invece sono tre, quattro e, in alcuni casi, anche cinque. I passeggeri che si sono trovati il posto occupato da un’altra prenotazione vengono fatti sedere in altre carrozze, che però sul Frecciargento sono in minor numero che sul Frecciarossa. Alcuni pertanto sono costretti a sostare in piedi. L’atmosfera si scalda, alcuni cominciano a borbottare, altri a vociare. I bambini piangono. Il capotreno, pure lui piangerebbe. Sulla bocca di tutti rimbalzano due parole: «rimborso» e «ricorso». Ma, recita un vecchio adagio marinaresco, quando l’equipaggio diventa litigioso si è verso la fine del viaggio. E il treno arriva finalmente a Roma, entrando con calma trionfale a Termini. I passeggeri in giornata lavorativa corrono imprecando. Quelli che si possono permettere alcuni minuti corrono pure loro, all’ufficio reclami per il rimborso. Riceveranno una risposta?

di Michele Scolari
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