Carta regionale dei servizi, strumento costoso e sottoutilizzato

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Uno strumento di grande potenzialità, poco e male utilizzato. Stiamo parlando della Crs - Carta regionale dei servizi - istituita dalla Regione nel 2001, ma di cui si utilizzano, di norma, solo alcune funzionalità: l'acquisto dei farmaci, la prenotazione delle prestazioni sanitarie.  Lo sostiene il gruppo consiliare regionale del Pd: «Si tratta di un supporto elettronico costato un miliardo e cinquecento trenta milioni di euro in undici anni - e per il quale si prevede un ulteriore spesa di 150 milioni per il solo 2012 - ma di cui non si sono mai sfruttate appieno le potenzialità», sottolinea il consigliere Agostino Alloni. «Si tratta di un investimento importante per uno strumento che è stato presentato con tante potenzialità ma che in effetti è stato sinora sottoutilizzato dai cittadini a causa di diverse criticità».

Criticità che il consigliere passa ad elencare: «Prima di tutto per utilizzare la carta online serve essere in possesso di un Pin - che deve essere richiesto presso le Asl, le sedi di SpazioRegione o gli uffici postali - ma di cui, secondo i dati attuali, solo il 15% dei lombardi ha fatto richiesta».

Un altro ostacolo all’utilizzo della Csr è rappresentato dalla necessità di un apposito lettore, che deve essere installato e collegato al computer per permettere l’accesso ai servizi: solo il 2,1% di utenti della Carta (191.822) lo ha utilizzato almeno una volta online. «Ad oggi, sono stati distribuiti solo 400mila lettori sui 600mila acquistati da Lombardia Informatica nel 2008, per un costo complessivo di 1,7 milioni di euro» spiega Alloni.  «In questo caso la strozzatura è rappresentata proprio da questo terminale. Peraltro ad oggi 200mila lettori risultano ancora non distribuiti».

Anche il dato locale non è positivo: a Cremona le carte distribuite sono 342.398, i consensi informati 263.216, i Pin sinora distribuiti 43.976; ciò significa che nel nostro territorio solo il 12,8 % dei possessori della carta ha richiesto un Pin. Un dato comunque in linea con la media regionale che si attesta intorno al 12%, così come in linea con la media regionale è anche la percentuale di persone che usa i servizi online tramite lettore, intorno al 2% dei detentori della carta. Carta che avrebbe dovuto rappresentare il coronamento di un ambizioso progetto informatico che nel giro di pochi anni avrebbe dovuto rivoluzionare il rapporto dei lombardi con l’amministrazione pubblica, a partire dalla sanità. Cosa che invece non è accaduta, come sostiene Alloni.

«Si è trattato di un grosso errore di valutazione da parte della Regione» spiega ancora il consigliere. «Probabilmente non pensavano che avrebbero speso così tanto, in questi anni. Del resto le cose sono andate male già in partenza: all'inizio, infatti, non era stato previsto un Pin, mentre poi ci si è resi conto che per l'utilizzo di queste carte sarebbe stato necessario. Così la Regione Lombardia aveva ritirato le carte già distribuite, con sperpero di denaro e tempo».

Sono pochi, peraltro, i lombardi che conoscono le reali funzioni della carta: oltre a servire per effettuare prenotazioni sanitarie, consultare il proprio fascicolo sanitario elettronico, scegliere il medico di base, consultare i dati anagrafici, dare il consenso al trattamento dei dati personali e verificare le esenzioni da reddito, la Crs dovrebbe anche servire per il prestito dei libri in biblioteca, l’accesso alle piattaforme ecologiche, l’uso delle casette dell’acqua, l’acquisto di sigarette ai distributori automatici; e ancora, per l'abbonamento di Trenord, come carta di accesso a servizi comunali e come carta sconto benzina nei comuni di confine.

«Molti di questi servizi sono partiti a rilento o sono ancora alla fase di studio o sperimentazione, nonostante la Crs ci sia ormai da undici anni» sottolinea Alloni. «Basti pensare che solo il 65% (6.012.385) ha inoltrato il consenso informato, che permette ai medici e agli operatori della sanità di conoscere la storia clinica dei pazienti, visualizzare in tempo reale i referti degli esami e consultare i dati sanitari e clinici nei processi di diagnosi e cura, come le visite e i ricoveri. Formigoni ha sbagliato anche a non avviare una distribuzione capillare del Pin: non si può chiedere alla gente di ritirarlo e di registrarsi online, quando sappiamo bene che molti anziani non ne sarebbero in grado».

A fronte di tutto questo, il Pd formula alcune proposte.

Innanzitutto «che il Pin venga mandato a casa a tutti i possessori della Crs così come avviene per i codici dei bancomat da parte degli istituti bancari, in modo da semplificare la vita alle persone, specialmente gli anziani» spiega Alloni. «Inoltre, è evidente che l’utilizzo tramite lettore, la cui installazione richiede comunque una competenza informatica, comporta una forte limitazione. Occorre estendere la sperimentazione che si sta compiendo in provincia di Varese che prevede l’utilizzo della Crs senza bisogno di lettore».

«Questa amministrazione regionale non vuole ora assumersi la responsabilità del proprio errore, e invece di correre ai ripari, cercando di distribuire il Pin almeno all'80% della popolazione, resta ferma e non fa nulla, vanificando le ingenti spese già sostenute» conclude Alloni.

 di Laura Bosio

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