Mercoledi 03 Set

«Ex annonaria? Un esempio di “horror vacui”»

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L’architetto De Crecchio su Cremona City Hub: «Dovremmo pensare alla città come un ambiente strutturato di vuoti e di pieni, che non la soffochi»
Continua il dibattito sul progetto per la riqualificazione dell'area Ex Annonaria, noto come “Cremona City Hub”. Dopo l'intervento dell'architetto Massimo Terzi, pubblicato nello scorso numero, ascoltiamo un altro professionista: Michele De Crecchio, noto architetto cremonese. «Ritengo che abbiano ragione coloro che esprimono delle perplessità in merito alla massiccia edificazione prevista in questo progetto, che appare eccessiva al punto di riproporre, con l'edificazione anche dello stesso Foro Boario, delle volumetrie morte e sepolte, che erano state proposte negli anni 50. All'epoca, infatti, si ipotizzava un'edificazione massiccia di quell'area, ma per fortuna non se ne fece niente. Oggi invece sembra si voglia ritornare indietro nel tempo, azzerando completamente 50 anni di riflessioni urbanistiche. All'epoca ci si illudeva che dal massiccio utilizzo del terreni centrali e semicentrali della città ne arrivasse un beneficio per la stessa. Allo stesso modo, il progetto odierno si rifà alla locuzione latina "horror vacui", la paura del vuoto, che indica il desiderio di riempire con ostinazione ogni spazio libero».

Secondo lei qual è allora la giusta prospettiva in cui lavorare per rivedere l'area Ex Annonaria?
«Non dovremmo pensare alla città come un continuo edificato, ma come un ambiente strutturato di vuoti e di pieni: l'ambiente urbano si realizza anche lasciando respirare la città, non soffocandola ».

E gli spazi verdi?
«Nel progetto presentato il verde è un grande assente. Le sole aree inedificate sono quelle che corrispondono al corso coperto del Cavo Cerca. Secondo me andrebbe invece migliorata l'area verde del parcheggio del Foro Boario, e si dovrebbero lasciare delle "pause" intorno allo Stadio Zini, come di fatto accade già oggi, anche se in maniera poco curata».

Secondo lei ad essere sbagliato è il progetto o sono le indicazioni che stanno a monte?
«La colpa non è del progettista, quanto della volontà dell'amministrazione, che si estrinseca nelle prescrizioni elencate nel bando di concorso. La scelta urbanistica è una responsabilità di tipo politico, non tecnico. L'effetto che ne esce è quello di una massiccia crosta che si sovrappone a un tessuto che abbisognava invece di un recupero più delicato. Spiace pensare che in questo modo si distrugge un pezzo importante di città pubblica, fatto di spazi ad uso di tutti che in passato la nostra città era riuscita a costruirsi, e che era chiamato appunto Zona Annonaria. Nei primi anni '50 qui sorgevano il Foro Boario, il macello, i magazzini e il mercato ortofrutticolo. Era un vero e proprio punto di incontro tra la campagna agricola e la città. Oggi naturalmente ha perso quel ruolo, ma tuttavia il riuso di tali spazi non viene impostato nel modo migliore».

Secondo lei in quale direzione dovrebbe andare allora il recupero?
«E' necessario ridurre drasticamente le cubature edificabili della zona, con conseguente riduzione della densità edilizia. Accanto a questo, si dovrebbe effettuare un recupero ambientale del Cavo Cerca, e non solo con poche "finestre" che permettano di vedere l'acqua, come vorrebbe il progetto: ci vorrebbe una riproposizione complessiva del ruolo che tale corso d'acqua aveva nel paesaggio urbano. Può invece essere interessante la proposta di ristrutturazione dello stadio per un uso in termini polifunzionali. Tuttavia, anche questo mi pare sovradimensionato rispetto alle possibilità economiche e soprattutto alle richieste della città. Non credo, infatti, che sia il caso di realizzare un nuovo polo commerciale, in quanto ci troviamo già in una situazione critica, con un centro storico caratterizzato da un commercio anemico, che già ha subito pesanti contraccolpi».

Parliamo della destinazione d'uso delle strutture.
«Ritengo che l'ideale sia riservare gran parte dell'area edificabile a un'edilizia di tipo sociale, che oggi per la nostra città rappresenta la necessità più impellente. Purtroppo mancano le risorse per realizzare una cosa simile, tuttavia si potrebbe trovare una soluzione mista (pubblico/privata) che lasci spazio anche all'edilizia sociale».

Che ne dice del concorso promosso dal Comune?
«Che ancora una volta lo strumento dei concorsi non produce effetti positivi per la città. Pensando ai numerosi concorsi indetti in passato - dalla riqualificazione di piazza Marconi alla zona della Stazione, all'area della caserma dei Vigili del Fuoco - ricordiamo che non hanno lasciato traccia in città, e hanno determinato solo confusione e ritardi nell'approntamento delle soluzioni più ragionevoli. Forse i progettisti si pongono con uno spirito di emulazione di altre realtà cittadine, riproponendo per Cremona soluzioni prese altrove senza pensare ad approfondire la specificità di una città come la nostra, che si rivela modesta nelle sue pretese. Oggi è fondamentale non creare nuova concorrenza per il centro storico, mentre invece stiamo assistendo allo sfascio delle attività terziarie, e questo potrebbe essere molto pericoloso».

di Laura Bosio

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