Brindisi, attentato o gesto di un folle?

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Mentre le autorità invitano alla calma e le forze dell'ordine ribadiscono l'assenza di indagati, l'intera nazione si interroga sulle responsabilità dell'attentato che sabato 19 maggio ha provocato la morte di due giovani studentesse e il ferimento di cinque ragazzi dell'istituto "Morvillo Falcone". L'attentato, effettuato per mezzo di una bomba realizzata con due bombole di gas poste in prossimità della scuola ed esplose proprio al momento dell'arrivo degli studenti, scuote l'opinione pubblica non solo per via del suo triste esito, ma anche perché costituisce un unicum nella storia italiana: mai prima d'ora è stata una scuola ad essere colpita. L'analisi delle ragioni di tale scelta e delle modalità di azione possono costituire un valida via per individuare i responsabili dell'attentato, come spiega lo psichiatra Roberto Poli.

 Quali possono essere le ragioni alla base della scelta di una scuola come obiettivo di un atto terroristico, attualmente non rivendicato?

«Ad oggi è difficile fare ipotesi e non si può escludere nulla, nemmeno il gesto isolato di un folle. In caso contrario, potrebbe trattarsi di un atto terroristico, nella doppia accezione del termine: un gesto del genere terrorizza l'intera popolazione, ma se si esclude la responsabilità di un folle e si avvalla quella di un disegno organizzato, il gesto compiuto a Brindisi fa anche pensare a un movimento nuovo, diverso da tutti quelli già conosciuti. L'obiettivo in questo caso sarebbe quello di colpire nel quotidiano. Quindi ritengo siano due le possibili chiavi di lettura: quella del gesto isolato di un folle, oppure quello di un'organizzazione neo terroristica, che agisce in modo diverso da tutte quelle giù conosciute».

In caso di azione terroristica, quale sarebbe il senso di un'azione di questo tipo non rivendicata?

«Lo scopo sarebbe prevalentemente quello di seminare il panico in maniera indistinta. L'assenza di rivendicazione in questo senso è funzionale, perché individuare il proprio nemico permette di temerlo un po' di meno. Un gesto del genere, di grande impatto su tutta la popolazione, senza rivendicazioni crea un effetto domino nella diffusione del panico in generale.
Se ci fosse dietro un preciso disegno, sicuramente tra gli obiettivi principali di questo gesto ci sarebbe una forte risonanza anche mediatica, che in effetti si è verificata, non soltanto a livello nazionale ma almeno a livello europeo. Si voleva scatenare il panico, la reazione dei genitori e degli studenti, ma anche del Governo. Un vero e proprio Tsunami a livello mediatico».

Perché la scelta di colpire una scuola e dunque gli studenti? Quali sono le differenze rispetto agli obiettivi degli attacchi terroristici che già si sono svolti nella storia italiana?

«Escludendo l'opzione di un gesto isolato di un folle, che quindi non prevede una pianificazione chiara alla base, l'attacco ad una scuola potrebbe essere inteso come un attacco ad un simbolo fondante della società. E' innanzitutto un simbolo di protezione, un luogo nel quale i genitori ritengono che i propri figli possano essere sempre al sicuro; tutto ci si immagina tranne che un istituto scolastico possa diventare un luogo di pericolo.  La scuola è un simbolo dei valori fondanti della società, un luogo nel quale si educa al rispetto, alla multiculturalità. E' il luogo della trasmissione dei valori che stanno alla base della società attuale e della sua impronta futura. colpire una scuola ha poi un effetto pesante anche sui ragazzi, sugli studenti. Per questo non siamo di fronte ad un obiettivo politico, ma può essere considerato contro lo Stato, di cui la scuola costituisce uno dei suoi servizi principali».

Nonostante le modalità di azione siano profondamente diverse, è difficile non fare parallelismi con altri recenti eventi di cronaca: i molti suicidi legati alla crisi, ma soprattutto le contestazioni e gli attentati rivolti contro molte sedi di Equitalia. Atti di questo tipo cos'hanno effettivamente in comune con la strage di Brindisi?

«All'interno di periodi di grandi tensioni sociali possono succedere fatti imprevedibili. Le modalità del gesto compiuto a Brindisi però sono completamente diverse rispetto a quelle dei suicidi o degli attacchi alle sedi di Equitalia. Con quel tipo di azione quella della scuola di Brindisi sembra non avere praticamente nulla in comune. Le modalità di azioni sono totalmente diverse, così come l'obiettivo. Negli attacchi terroristici del recente e meno recente passato gli obiettivi erano più riconoscibili, più chiari, inequivocabilmente legati al contesto sociale ed economico. Ora siamo di fronte a qualcosa di altro. Si spera nel gesto di un folle, perché se dietro c'è un piano organizzato potrebbe esserci il rischio di ulteriori azioni».

C'è anche rischio di emulazione o che un evento simile si ripeta?

«Per l'Italia è un fatto del tutto nuovo, non era mai successo, al contrario per esempio degli Stati Uniti, dove eventi simili già si sono verificati. Lo shock dunque nel nostro Paese è ancora maggiore. Difficile però che si verifichino gesti di emulazione, sono più probabili riguardo a casi di suicidio. Il rischio che eventi simili si ripetano però ci sono se alla base c'è un disegno organizzato e non il gesto di un singolo individuo disturbato».

di Martina Pugno

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