Se la Grecia esce dall'Euro si rischia l'effetto contagio

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Sembra che non se ne possa uscire. Gli italiani stanno facendo - stiamo facendo - sacrifici enormi, per qualcuno insopportabili, ma ci sono eventi, apparentemente  incontrollabili, che stanno alimentando nuova speculazione. Lo spread torna a crescere, con effetti molto negativi sul debito pubblico. Sembra non esserci via di uscita. Colpa solo dell'ingovernabilità  della Grecia? Lo abbiamo chiesto ad Angelo Baglioni, docente di economia politica all'Università Cattolica di Milano.

 Professor Baglioni, le Borse perdono, lo  spread è di nuovo stabile sopra i 400 punti: i sacrifici chiesti agli italiani sono quindi inefficaci?

«I sacrifici che sono stati richiesti dal Governo attraverso il Decreto "Salva-Italia" erano necessari per fare uscire il nostro Paese da una situazione pericolosa come quella che si era venuta a creare. Non avremmo potuto fare altrimenti. Bisogna poi valutare il fatto che la crisi greca potrebbe precipitare, comportandone l'uscita dall'area euro. Ciò per l'Italia potrebbe avere un peso in termini di incremento dei tassi di interesse, per cui ci metterebbe nella condizione di non essere in grado di far fronte agli oneri. Questo ci porterebbe a dover rifare i nostri conti. Se si verificasse un effetto contagio, si dovranno mettere in campo misure correttive, oppure si dovrà prendere atto del fatto che non sarà possibile raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013.

 Il problema è solo l'impossibilità di formare un nuovo governo in Grecia?

«Il problema è, in primo luogo, proprio quello, ossia la frantumazione politica della Grecia, che sembra non permetterle di formare un nuovo governo. Ma se anche ci riuscisse, si dovrà poi vedere quale sarà l'atteggiamento dei nuovi eletti nei confronti degli accordi presi con l'Unione Europea nel Memorandum d'Intesa siglato alcuni mesi fa, in cui l'Europa si impegnava sì a sostenere il Paese ma a fronte di una richiesta di sacrifici e restrizioni. Se il nuovo governo dovesse rinnegare tale accordo, l'Europa potrebbe tenere ferma la sua posizione di rigore e portare la Grecia a uscire dall'area Euro.

 Ma cosa succederebbe all'Eurozona se la Grecia dovesse uscirne?

«Il rischio è l'effetto contagio. L'Unione Europea, infatti, è sempre stata fondata sull'irreversibilità: si può entrare, ma non è possibile uscirne. Si è scelto di proposito di menzionare la possibilità di uscita negli atti costitutivi dell'Unione monetaria europea, allo scopo di dare più forza e credibilità alla moneta unita. Se questo dovesse avvenire comunque, con l'allontanamento della Grecia, si romperebbe il presupposto dell'irreversibilità, e si verrebbe a creare un precedente, per il quale i mercati potrebbero aspettarsi l'uscita di altri paesi, come Italia, Spagna o Portogallo. Questo rischio comporterebbe un incremento delle richieste di compensazione economica nell'acquisto dei titoli di tali paesi: chi comprasse, quindi, titoli italiani (o di altri Paesi nella stessa situazione), privati o pubblici, potrà richiedere un tasso di interesse maggiorato. Una situazione simile potrebbe portare al dissolvimento dell'area Euro nel suo complesso, con il rischio di fare dei passi indietro nel processo di integrazione dell'Europa iniziato mezzo secolo fa, e che ha visto nella costituzione della moneta unica la sua tappa finale».

Perché l'Europa non riesce a fare fronte alla speculazione dei mercati?

«Perché non esiste una linea d'azione univoca da parte dell'Europa. La politica seguita dalla Merkel e da Sarkozy è stata molto incerta, e ha seguito male il problema della Grecia, che si trascina da due anni e mezzo senza una soluzione. E' mancata una strategia europea di lungo periodo, e si sono sempre cercate soluzioni dell'ultimo minuto, prese in base alle pressioni dei mercati. Questo non ha permesso ai mercati di capire con chiarezza in che direzione si stava andando, e ha impedito che si ancorassero delle aspettative. Oggi le cose sono ancora così: si fanno dichiarazioni ambigue, continuando a ondeggiare tra la solidarietà e la linea dura».

 Il cambiamento nell'asse politico tra Parigi e Berlino, con Hollande presidente, che effetti avrà?

«Il fatto che ora sia Hollande a tenere le redini del Governo francese, accanto al fatto che l'Italia ha un nuovo Presidente del consiglio che in Europa ha più peso di quello precedente, può portare a un ammorbidimento della linea tedesca e all'affrontare con più forza i temi della crescita economica. Non si può pensare solo al rigore dei conti: la crescita dell'Europa è fondamentale per risolvere i nostri problemi».

 Hollande ha posto il tema degli Eurobond: lei che ne pensa?

«Ho una visione favorevole rispetto a questa proposta, di cui condivido la filosofia di fondo. Il fatto di avere una garanzia comune che consenta di ridurre lo spread per tutti i paesi, rendendo simile per tutti il costo del debito. Al momento, tuttavia, ritengo sia poco probabile che i tedeschi accettino una soluzione di questo tipo: per i paesi più forti, infatti, questo diverrebbe un costo implicito».

di Laura Bosio e Daniele Tamburini

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