Quale futuro per l'aeroporto di Montichiari?

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Una struttura da fare invidia a molti degli aeroporti italiani, eppure solo due compagnie aeree che vi fanno scalo, per una manciata di voli giornalieri e un bilancio in perdita: il futuro dell'aeroporto D'Annunzio di Montichiari si prospetta sempre più incerto.

Di proprietà all'85% della società veronese Catullo, al 7.5% della Camera di Commercio di Brescia e al restante 7.5% della Provincia di Brescia, lo scalo è a rischio chiusura proprio mentre si discute della realizzazione della terza pista per rendere più agevole il traffico di Malpensa, che incontra calde proteste dagli abitanti della zona: «L'aeroporto Gabriele D'Annunzio potrebbe benissimo supplire al congestionamento del traffico di Malpensa», asserisce il sindaco di Montichiari Elena Zanola. «Purtroppo il Comune non ha partecipazioni nella società e dunque non ha potere decisionale. Trovo però assurdo che una struttura stupenda come quella realizzata a Montichiari debba rimanere inutilizzata o, peggio, chiudere. Stiamo aspettando ormai da tredici anni di vedere l'aeroporto adeguatamente sfruttato».

Attualmente, l'aeroporto bresciano viene sfruttato principalmente per voli Cargo (la struttura risulta tra le principali sfruttate da Poste Italiane), mentre pochi sono i voli commerciali nazionali e internazionali.

L'eventuale chiusura appare, secondo il sindaco Zanola, ancor più insensata se si pensa all'ampliamento di Malpensa, con la realizzazione di una terza pista in un'area che lascia poco spazio all'ampliamento dell'aeroporto senza disagi per la popolazione limitrofa: «La struttura di Montichiari è a dir poco stupenda, ma soprattutto immersa nella campagna: i voli non danno fastidio a nessuno. In più l'aeroporto è perfettamente servito dalle tangenziali e lo sarebbe ancora di più con la realizzazione della Tav. Qui c'è tutto, insomma, tranne gli aerei».

Far crescere il traffico aereo, dunque, potrebbe rivelarsi la soluzione ottimale non solo per la sopravvivenza della struttura, ma anche per una migliore distribuzione del traffico che coinvolga tutto il Nord Italia. "Per far crescere il traffico aereo a Montichiari, comunque, non serve la Tav, non servono interventi particolari di miglioramento di una struttura già ottimale; servono piuttosto maggiori investimenti da parte della società, al fine di garantire servizi migliori che attraggano le compagnie di volo. Servono soprattutto accordi tra i vari aeroporti del Nord Italia, occorre creare un sistema unico che permetta la sinergia e la ripartizione dei voli in modo più pratico. Il vero problema è che al centro degli interessi della società non ci sono i disagi e le necessità dei cittadini, o degli abitanti della zona di Linate e Malpensa, che sono stremati dalla situazione e dall'eccessivo traffico, ma solamente interessi legati al bilancio».

A preoccupare in particolare i lavoratori dell'aeroporto anche la lentezza degli interventi e il trasferimento, avvenuto nel corso degli scorsi mesi, di alcuni macchinari all'aeroporto principale della società Catullo, a Verona. Se chiusura dev'essere, quantomeno non sarà imminente, dal momento che il confronto a livello regionale è ancora tutto in divenire e coinvolge ad ampio raggio tutti gli scali della Lombardia, coinvolti in una riorganizzazione che si prefigge obiettivi unitari di funzionalità. A partire da giugno, inoltre, da Montichiari partirà una nuova rotta aerea che sarà attivata verso l´Ucraina con la tratta su Leopoli. Ogni domenica alle 10 di mattina lo scalo offrirà un collegamento con Leopoli in Ucraina tramite il vettore Utair, Compagnia russa che ha messo a disposizione un Atr72.500, di recentissima fabbricazione, da 70 posti.

L’offerta prevede una tariffa da 390 euro (tasse comprese) per andata e ritorno dall´Ucraina con un bagaglio a mano del peso massimo di 25 chilogrammi. In occasione della nuova rotta verrà anche attivato un servizio di collegamento bus dalla stazione di Brescia a Montichiari.

di Martina Pugno

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