"Segnala lo spreco", le preferenze dei cittadini. In testa costi della politica ed "enti inutili"

+ 33
+ 27


alt
alt
La spending review (revisione di spesa pubblica), promossa dal Governo,  per la prima volta ha coinvolto i cittadini, consentendo a tutti, tramite internet, di effettuare segnalazioni su sprechi e costi inutili. Come hanno reagito gli italiani? Riduzione del numero dei parlamentari e delle "auto blu" di Stato, razionalizzazione degli enti locali e drastica riduzione dei finanziamenti ai partiti: in sostanza, un intervento per ridurre i costi della politica. Sarebbe questa la principale richiesta emersa dalla gran mole di segnalazioni inviate via web al governo in questi giorni, a seguito dell'invito di Palazzo Chigi a "segnalare gli sprechi" sul sito internet della presidenza del Consiglio. Dunque: eliminazione di auto  blu e del rimborso ai partiti, oltre alla riduzione di stipendio ed eliminazione di pensioni e privilegi ai parlamentari, per i quali, secondo molti cittadini, 1,500 / 2mila euro al mese sarebbero più che sufficienti. E la forbice dei cittadini non risparmia neppure comuni e province: da accorpare i primi, da tagliare le seconde. Nel mirino anche i consorzi di bonifica, assieme agli enti strumentali regionali: agenzie che spesso si sovrappongono fra loro. E' tutta antipolitica? «Meglio parlare di razionalizzazione dei picchi di spesa - commenta Primo Mastrantoni di Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori) -. L'impressione che abbiamo indica una diffusa volontà non solamente di “tagliare” qualcosa, ma anche e soprattutto di renderla efficace. Ossia, si comincia finalmente a riconoscere un proposito non solamente distruttivo ma anche costruttivo». La natura delle segnalazioni, infatti, non si ferma ai costi della politica, ma si estende a molti altri campi. La sensibilità è alta anche per altri problemi quali la corruzione. Per contrastarla, molti consigliano «un deciso snellimento dei procedimenti burocratici che lasci il minor spazio di manovra possibile ad episodi di degenerazione assieme ad una maggiore funzionalità generale del sistema e ad un notevole riduzione in termini di costi». Contestualmente, nell’elenco degli sprechi compaiono le missioni militari all’estero, che sarebbe meglio «lasciare agli stati più ricchi», perché «anche se sono di pace costano cifre iperboliche».
Emerge poi un diffuso scontento anche verso i sacrifici imposti dall'attuale governo: non tanto per il rigore in sé, giudicato «giusto in una fase di crisi come quella attuale», quanto piuttosto sulla sua parzialità, ovvero sul fatto che «dovrebbero parteciparvi tutti i cittadini italiani e non solo lavoratori dipendenti e pensionati come sta accadendo ultimamente». Linea sulla quale si collocano anche le segnalazioni riguardanti l’Imu, tassa «che dovrebbero pagare tutti, senza esenzione: i cittadini ma anche le banche, i culti religiosi, ecc.».
C’è chi chiede «una riforma legge elettorale senza trucchi con potere di vera scelta ai cittadini» e chi pone l’accento sulla «riforma della Magistratura, con la separazione della carriera tra Gip e Pm». E, infine, c’è chi parla anche di risparmi nella spesa per l’istruzione. In quest’ultimo caso le proposte fanno quadrato attorno alla diffusione in internet delle lezioni, sia per le quinte classi elementari che per le terze della media inferiore. Circostanza che, oltre ad essere già in uso da molti decenni in paesi molto estesi, quali Canada e Australia, permetterebbe un notevole risparmio e parecchi benefici per gli alunni. Ma il tema è delicato, e occorre valutarlo bene.

di Michele Scolari
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Segnala questo articolo su