Nel mirino di Scotland Yard

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Disavventura a lieto fine a Londra per Andrea Bini, gussolese di 24 anni
E' bastata una piccola distrazione, o forse una mancata comunicazione, per ricreare quello che poteva tranquillamente sembrare un set cinematografico a Londra, nella zona di Westfield, ossia il più esteso centro commerciale d’Europa. Peccato che tutto fosse vero e senza copione: una scena da raccontare ai nipotini con la serenità del senno di poi, ma, sul momento, davvero inquietante. Andrea Bini, 24enne gussolese, vive da qualche mese nella City, dove la mattina studia e il pomeriggio si paga vitto e alloggio, lavorando in cucina presso il fast-food MacDonald di Westfield. Prima di proseguire, però, occorre ricordare che proprio la capitale inglese, ad agosto, ospiterà i Giochi Olimpici 2012 e che proprio a pochi metri dal centro commerciale prima citato sorgono tutte le principali strutture sportive, costruite ad hoc per l’occasione: dalla piscina, al palazzetto, alla pista di atletica, al villaggio olimpico, fino al ristorante già considerato un’icona delle future Olimpiadi. Logico che Westfield sia tenuta sotto controllo da parte di Scotland Yard e di tutte le forze di polizia (e prevenzione) che tengono altissima l’allerta per il problema della sicurezza.

Sui giornali inglesi nessuno ne parla (spesso non informare è il modo migliore per evitare complicazioni), ma mercoledì scorso un raid coordinato da parte di alcuni agenti di Scotland Yard ha portato all’evacuazione dell’intera area commerciale (260 negozi, 50 ristoranti, 16 sale cinematografiche, solo per restare ai numeri più imponenti) e successivamente all’arresto di una decina di sospetti. Sospettati di cosa? Di poter pianificare e innescare atti terroristici nel periodo dei Giochi. Va chiarito che ad Andrea Bini non è successo nulla, alla fine della vicenda, ma 40 minuti di interrogatorio nel suo appartamento non devono essere stati piacevoli. “Se penso da dove è partito tutto” spiega il gussolese, un passato nella Tazio Magni Basket “mi viene da ridere. Quando ho ottenuto il posto da MacDonald, ho consegnato la mia carta d’identità al centro impiego di Westfield. Dopo qualche settimana mi hanno fatto presente di cambiarla, perché era rovinata e poco leggibile. Al rientro in Italia, lo scorso gennaio, ho subito provveduto, per poi consegnare il documento nuovo agli addetti di Mac Donald al ritorno in Inghilterra”.

A quel punto si presume che sia venuta meno la trasmissione della nuova carta d’identità agli addetti alla sicurezza di Westfield e da lì è nato il grande disguido: “Tornando a casa mercoledì nel primo pomeriggio, mi sono trovato 6-7 agenti di Scotland Yard, che hanno subito fatto uscire i miei inquilini spagnoli. Io ho solo detto: “Posso esservi utile?”. Nel quartiere dove abito, in passato, ci sono stati problemi di droga, così ho pensato che volessero qualche informazione a tema. Loro hanno solo detto: “Cerchiamo te”. E da lì mi sono allarmato. Per farla breve: pensavano che avessi prodotto un documento falso. Dicevano che non ero italiano, che ero brasiliano o comunque sudamericano e dunque ero sospettato. Un agente ha persino controllato i miei coltelli da cucina: peccato che non taglino bene nemmeno il burro. Per fortuna, dopo tre quarti d’ora di domande - mi sembrava davvero di essere in un film - hanno compreso che non c’era nulla di sospetto in me. Sono stato anche all’Ambasciata per chiedere qualche delucidazione, ma nelle scorse ore mi sono arrivate le scuse ufficiali da parte di Scotland Yard. E con quelle la questione si è chiusa bene”. Eccesso di prevenzione o paranoia olimpica, starà poi al lettore giudicare…

di Giovanni Gardani

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