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  Inserito il: 25 Aprile, 2008  

25 aprile 2008
L'intervento di G.Carlo Corada, Sindaco di Cremona

Celebriamo quest'anno il 63esimo anniversario della Liberazione del nostro Paese dagli occupanti nazisti e dal fascismo.

Ricordiamo, con questo 25 aprile del 2008, una pagina decisiva nella storia italiana, che fu scritta dai partigiani che combatterono nelle città e sulle montagne; dai militari italiani che, dopo l'8 settembre, decisero di stare dalla parte della libertà; dalle popolazioni locali e dalle truppe dei Paesi democratici che combatterono al fianco della nostra Resistenza e che vinsero, chiudendo così il buio ventennio della dittatura, ed aprendo la strada alla libertà, alla nascita della Repubblica ed alla nuova Costituzione.

Furono pagine eroiche, scritte a partire dalla tragica esperienza di Cefalonia, che vide cadere sotto lo strapotere delle truppe naziste, ufficiali, sottufficiali e soldati dell'esercito italiano.

Nonostante avessero ceduto le armi, furono oltre 6.000 i militari italiani massacrati, 446 gli ufficiali. 3.000 superstiti, caricati su tre piroscafi, destinati ai lager tedeschi, scomparirono in mare affondati dalle mine.

In tutto 9.640 caduti, la Divisione Acqui annientata. Tra essi ben 174 furono i Caduti cremonesi, compresa la medaglia d’oro Alfredo Bonini di Soresina.

Ai Martiri di Cefalonia, Cremona ha voluto dedicare le odierne manifestazioni a ricordo del 25 aprile.

Il 25 aprile è la festa di tutti gli italiani. E’ una memoria dolorosa, bagnata di sangue.
E’ il ricordo di un indimenticabile atto collettivo, attraverso il quale il popolo italiano seppe dire ‘NO’ al fascismo ed alla guerra. E con questo NO, seppe ribellarsi alle leggi razziali, alle deportazioni, all’abominio della razza, ad Auschwitz, Buchenwald, Dachau e ai forni crematoi per ebrei, omosessuali, per rom, per malati di mente, per comunisti, socialisti, democristiani, liberali e per tutti coloro che lottavano per la libertà.

Dovremmo tornare a parlare di questi drammi, al di fuori di una logica di circostanza. Sono infatti temi purtroppo sempre attuali che richiedono e rilanciano un'autentica passione democratica.

Alla Liberazione dell’Italia si giunse grazie al sacrificio di tanti italiani. La Resistenza non fu rossa, strumentalizzazione che qualcuno vorrebbe far passare “pro domo sua”. No, la Resistenza fu bianca, rossa e verde. Fu tricolore!

Italiani, giovani e meno giovani, dalle mille origini culturali e politiche, oltre che sociali. Azionisti, socialisti, cattolici, monarchici, comunisti o senza alcuna coloritura politica che, durante la lotta di Resistenza, seppero combattere uniti per un solo obiettivo comune: la libertà e la pace.

Una lotta, quella della Resistenza, che ebbe molti volti: quello dei partigiani combattenti, nelle Brigate in montagna o nella squadre e nei gruppi di azione in città. Ma anche quello dei civili che li aiutarono, dei preti che li nascosero, dei militari che si schierarono con il Regno del Sud, dei prigionieri di guerra che si rifiutarono di entrare nelle milizie di Salò.

Fu una battaglia di un intero popolo sfinito e sfibrato da vent'anni di dittatura e da anni di guerra e di morte. Questa é la verità che ci consegna la nostra storia.

Non esiste una storia sacra. Al contrario, la storia è processo di ricostruzione lento e meticoloso, che va arricchito ogni giorno di nuovi approfondimenti, di nuove testimonianze e riflessioni.

Ciò, tuttavia, non ha nulla a che spartire con un revisionismo inaccettabile ed improponibile. Lo diciamo ai tanti immemori: non c'é alcuna storia da riscrivere. Non c'é alcuna storia ufficiale da scrivere sui libri di testo, sotto l'occhio vigile di una sorta di rinnovato Minculpop. I libri di storia li scrivano gli storici, in piena libertà ed autonomia. Ed i libri nelle scuole li scelgano gli insegnanti di storia, fruendo della ineliminabile libertà ed autonomia dell'insegnamento che la Costituzione garantisce loro.

Noi qui, oggi, nel compiangere i morti di tutte le parti e nel chiedere e provare pietà per ciascuno di loro, non possiamo non richiamare con forza come la Resistenza fu guerra per la libertà e per l'unità d'Italia.

 


       

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