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  Inserito il: 10 Febbraio, 2003  

Ma quanta spazzatura
Il web è inondato da messaggi indesiderati o addirittura truffaldini

di Alessandro Guarneri
Alzi la mano chi non ha mai ricevuto mail indesiderate da degli sconosciuti. Potete abbassarla, tanto non la posso vedere e, comunque, non ne ho bisogno dato che le ultime statistiche parlano chiaro: il 30% delle e-mail in circolazione è posta-spazzatura, spam per gli amici. Spamming è, invece, la pratica di chi manda, indiscriminatamente, anche a milioni di sconosciuti, pubblicità, truffe e quant’altro di ingannevole e mangiasoldi è possibile pescare in Rete. Un’attività che può rendere parecchio dato che, praticamente, è a costo zero. Se con la posta tradizionale, infatti, deve pagare chi vuole farsi pubblicità, accollandosi le spese di affrancatura, con quella elettronica paga chi la riceve, dovendo connettersi al provider per scaricarla. Anche quest’ultimo è danneggiato da questa piaga, in quanto deve ricorrere a continui investimenti per gestire un traffico sempre maggiore. Già adesso, per scaricare le “offerte irripetibili” di loghi, suonerie, metodi per arricchirsi e la solita manciata d’indirizzi porno, gli europei spendono annualmente 10 milioni di Euro e questo, oltre ad essere economicamente dannoso, il più delle volte è anche illegale. L’invio di e-mail non sollecitate, soprattutto se contenenti materiale pubblicitario, costituisce, infatti, una violazione delle norme di Netiquette in vigore in Italia, “…nonché dei principi di uso corretto delle risorse di rete enunciati nei documenti RFC1855 e RFC2635…’ come si legge nell’interessantissimo documento redatto da Massimo Cavazzini e consultabile sul sito: www.maxkava.com/spam/spam_intro.htm. Massimo, esasperato dalle “junk mail” (sinonimo di spam) e vistasi violata la propria privacy, ha deciso di passare alla controffensiva, rivolgendosi al Garante. Il risultato? Causa vinta e 250Euro di rimborso. Ma il ricorso alle vie legali è solo l’ultimo passo da compiere per combattere lo spam: il primo consiste nello sfruttare i vari filtri che i moderni programmi per la gestione della posta elettronica offrono. Non serve a nulla cestinare la mail indesiderata: il problema sbrigativamente “risolto” oggi, si ripresenterà domani. I client di posta possono mettere gli indirizzi degli scocciatori in una lista nera ed impedire che siano scaricate mail con determinati oggetti (tipo “video sexy live cam”…). Il secondo passo sta nel non rispondere a queste mail, soprattutto se invitano a cliccare su di un link per essere cancellati dalla lista dei destinatari. Spesso vengono inviate da un computer, generalmente allo scoccare della mezzanotte, a milioni di indirizzi generati casualmente: rispondere farà capire che la propria casella esiste ed è attiva e darà il via ad un bombardamento pubblicitario da più fronti, visto che, spesso, le aziende che sfruttano lo spamming si scambiano gli indirizzi o, addirittura, li rivendono a terzi. Molto utile è poi consultare siti specializzati nella lotta agli abusi in Rete come www.fighters4web.com, o ascoltare i consigli di chi ha messo a disposizione dei neofiti la propria competenza, come Leonardo Collinelli: www.collinelli.net/antispam. Un altro metodo molto efficace consiste nel ricorrere a software appositi come Spam Terminator (www.sertel.net/terminator) e a soluzioni drastiche come Sam Spade (http://samspade.org), che si preoccupa di scovare lo scocciatore, facendo a ritroso il percorso effettuato dalla mail dato che, il più delle volte i mittenti delle junk mail sono inesistenti o fasulli. Una volta scoperti, è fondamentale avvertire il provider di cui si servono, del loro comportamento. Un’idea molto originale l’ha avuta, invece, Jordan Ritter che ha ideato SpamNet (www.cloudmark.com/products/spamnet/). Proprio come il celebre Napster, a cui Ritter aveva collaborato, questo programma, ancora in versione sperimentale, sfrutta il senso comunitario della Rete per creare un database mondiale dello spam, dove gli aderenti al progetto si scambiano gli indirizzi da evitare. Solo se il popolo della Rete si mostrerà unito, infatti, ci sarà la possibilità che il fenomeno venga debellato anche se, purtroppo, va ricordato che basta una percentuale bassissima, come lo 0,001% di acquirenti, per rendere lo spam economicamente vantaggioso.

Etimologia di spam
Spesso i nomi ed i simboli nati in Rete hanno un’origine ed un destino particolari. Riflettono la peculiarità di un medium che può pescare da un serbatoio d’idee, praticamente, infinito. Basti pensare al pinguino simbolo di Linux, battezzato Tux e disegnato con i contributi della comunità di Internet o all’incerto destino dei segni convenzionali per segnalare un nodo di accesso alla Rete, non ancora definitivi. A volte poi il tam-tam del Web fa nascere leggende e diverse verità. Neppure il termine spam fa eccezione ed il sito www.nospamware.it, propone due diverse etimologie. Secondo la prima, il termine deriverebbe dalla carne in scatola prodotta dalla Hormel Foods, un tempo in dotazione ai militari USA. Le scatolette di Spam™ (Spiced Pork And haM), seppur ottime, potrebbero aver stancato qualche militare che le avrebbe associate a delle mail altrettanto fastidiose. L’altra ipotesi, farebbe derivare il nome da una gag dei comici inglesi della serie Monty Python’s Flying Circus, che vede due clienti in un ristorante incapaci di sentire la cameriera che sembrerebbe proporre un menu interamente a base di Spam. Per gli schiamazzi degli avventori che continuano a cantare “spam, spam, spam” i due clienti non riescono più a comunicare tra di loro: proprio come gli utenti di Internet costretti a cercare la mail giusta tra centinaia di inutili. (a.g.)

 


       

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