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DIPINGERE LA MUSICA
Strumenti in posa nell'arte del Cinque e
Seicento
Cremona, Santa Maria della Pietà
12 dicembre 2000 - 18 marzo 2001
dal martedì al sabato, ore 9-19
domenica, ore 10-19 lunedì
chiuso
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| LE OPERE ESPOSTE | Pag: < 1 > | < 2 > |
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Vienna, Kunsthistorisches Museum, Palais
Harrach
3 aprile - 1 luglio 2001
In collaborazione e con il contributo della
Commissione Europea, del Ministero per i
Beni e le Attività Culturali italiano, della
Regione Lombardia, della Fondazione Cassa
di Risparmio delle Provincie Lombarde e della
Fondazione "Walter Stauffer" di
Cremona, l'Associazione Promozione Iniziative
Culturali di Cremona (A.P.I.C.) e il Kunsthistorisches
Museum di Vienna presentano - dal 12 dicembre
2000 al 18 marzo 2001 in Santa Maria della
Pietà (piazza Giovanni XXIII) a Cremona,
e dal 3 aprile al 1 luglio 2001 al Palais
Harrach del Kunsthistorisches Museum - la
mostra internazionale "Dipingere la Musica. Strumenti in posa
nell'arte del Cinque e Seicento".
L'idea della mostra è stata concepita e sviluppata
da un Comitato Scientifico internazionale
così composto:
- Sylvia Ferino-Pagden, Kunsthistorisches Museum,
Vienna
- Luiz Marques, Università di Campinas, San
Paulo, Brasile
- Anna Maria Petrioli Tofani, Direttore della
Galleria degli Uffizi, Firenze
- Sybille Ebert-Schifferer, Generaldirektor
der Staatlichen Kunstsammlungen Dresden,
Dresda
- Rudolf Hopfner, Sammlumg Musikinstrumente
Kunsthistorisches Museum, Vienna
- Wolfgang Prohaska, Gemäldegalerie Kunsthistorisches
Museum, Vienna
- Augusto Gentili, Università di Cà Foscari,
Venezia
- Volker Scherliess, musicologo, Lubecca
- Nicola Spinosa, Soprintendente ai Beni Artistici
e Storici di Napoli
- Marisa Zaccagnini, Curatore delle arti applicate,
Galleria d'Arte Antica a Palazzo Barberini
in Roma.
L'iconografia musicale è un terreno sconfinato.
Nonostante la straordinaria fortuna del motto
oraziano Ut pictura poesis, un rapido sguardo retrospettivo alla storia
dell'arte rivela che anche fra la musica
e la pittura intercorrono rapporti intensi
ed eloquenti. Tantissime sono sempre state
le motivazioni e le strategie che hanno portato
la pittura - dai ceramisti greci ai cubisti
- a raffigurare la musica, a servirsene appunto
come di uno strumento con cui produrre, non
già suoni, ma significati.
Se i rapporti fra pittura e poesia sono già
da tempo tema prediletto di studi approfonditi,
quelli fra musica e pittura non hanno finora
goduto di molta attenzione. Anche se esistono
studi su aspetti particolari, non vi è stato
ad oggi alcun tentativo di una trattazione
più ampia.
L'evoluzione di maggior rilievo nella storia
della musica dal Quattrocento in poi è stata
l'emancipazione della musica strumentale
dalla musica vocale. Nel corso del Cinquecento
lo strumento musicale ha goduto di un sviluppo
senza precedenti, con una parallela vasta
attività editoriale di testi musicali. Questo
prodigioso moltiplicarsi di illustrazioni
degli strumenti nella letteratura musicale
aveva come scopo la normazione della morfologia,
della costruzione e della pratica strumentale.
Molto più importante, però, di questa sussidiaria
funzione illustrativa è stata la progressiva
creazione di un vero e proprio linguaggio
pittorico degli strumenti, tramite il quale
dovevano nascere nuove ed illimitate possibilità
di dialogo, di opposizioni o di complementarità
simboliche, fra musica e pittura.
Compito fondamentale della mostra è di tentare
una prima ricognizione dei diversi ambiti
nei quali la pittura si è avvalsa dell'universo
della musica per ampliare o precisare i propri
sistemi espressivi, rendendoli così più adatti
a partecipare al dibattito culturale del
loro tempo. La mostra vuol essere un invito
ad affrontare la grande diversità dei temi
pittorici nei quali si sono prodotte queste
tangenze, talvolta questi attriti, fra due
sistemi complessi di espressioni artistiche,
proprio durante gli anni del massimo infittirsi
di questi scambi, fra il 1480 e il 1700 circa.
Quasi duecento saranno i dipinti, i disegni, le stampe e gli oggetti decorativi presentati, secondo criteri di qualità artistica,
ma anche di eloquenza iconografica. La mostra
verrà poi arricchita, a mo' di contrappunto
spesso chiarificatore, da una ventina di
strumenti musicali coevi e da altrettanti pezzi di archeologia
musicale. Mentre gli uni apportano all'esperienza
di godimento delle opere una dimensione propriamente
musicologica, gli altri recano la testimonianza
dei modelli antichi, rispetto ai quali la
mostra si presenta, soprattutto nella prima
delle sei sezioni, come un insieme di variazioni.
Saranno presentate opere provenienti da musei
e collezioni private di Paesi europei e d'Oltreoceano
per un insieme di capolavori di artisti di
eccezionale importanza e richiamo, fra i
quali: Giorgione da Castelfranco (dalla National Gallery of Art di Washington),
Tiziano Vecellio (da New York e dal Museo del Prado di Madrid),
Il Guercino (dagli Uffizi di Firenze e da Varsavia),
Peter Paul Rubens (da Praga), Nicolas Poussin (da Ginevra e Londra), Anton Van Dyck (dal Prado), Jusepe de Ribera (da Osuna in Spagna), Georges de la Tour (dal Paul Getty Museum di Los Angeles),
Cecco del Caravaggio (dalla Pinacoteca Nazionale di Atene), Mattia Preti, Palma il Vecchio, Annibale Carracci, Bernardo Strozzi (accanto alla "Suonatrice di violoncello"
da Dresda, dello Strozzi verrà presentato
il "Ritratto di Monteverdi" proveniente
da Vienna), Rosso Fiorentino (dagli Uffizi), Artemisia Gentileschi (da Londra), Maestro dell'Annuncio ai Pastori (da Oviedo in Spagna), Evaristo Baschenis, Hendrick ter Brugghen (da Oxford e Zurigo), Sweerts (da Stoccarda), Dirk van Baburen (da Utrecht).
Iniziative musicali collaterali (il concerto
di inaugurazione e il CD proposti dalla casa
musicale Foné di Livorno come colonna sonora
della mostra) verranno ad aggiungere valore
intrinseco ad un progetto culturale che vuol
porre l'accento su percorsi tematici cari
alla città natale di Stradivari e Monteverdi.
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